—Quando emigrò in Isvizzera veniste a trovarla? La soccorreste?… Vedete che sono bene informato! Ella stessa ha narrato queste cose. Prima la vedevate raramente; dall'aprile, dacchè passaste da Zurigo, foste insieme. Queste sono le sue dichiarazioni. Volete sì o no riconoscere che siete il suo amante?

All'impaziente durezza di questa domanda, l'accusato guardò il giudice negli occhi. La cute delle sue tempie s'increspò: egli stringeva irosamente le mascelle.

—Fate male a non rispondere. Mi costringete a mettervi in confronto.

E il Ferpierre ordinò che la Russa fosse ricondotta in sua presenza.

La sorda ira del principe già dava luogo a una palese inquietudine: pareva che egli si sentisse ora minacciato, che avesse paura, che non sapesse da qual parte cercare una via. Al sopravvenire della giovanetta le fissò gli occhi negli occhi ardentemente.

—Vi ho fatta richiamare,—disse il giudice,—perchè ripetiate alla presenza di costui ciò che dichiaraste a me. Siete l'amante sua?

Il principe si protendeva verso di lei come ansioso della risposta o cupido di suggerirla egli stesso.

—Sì,—rispose fermamente la giovane.

—Vedete,—riprese il Ferpierre additando il principe,—che egli dimostra di non credervi.

—Comprendo il motivo che gli consiglierebbe di nascondere la verità. Ma la verità si saprebbe altrimenti, e non m'offende.