—Ahimè, non di primissima.
—Ebbene, che vuol dire? C'è sempre qualcuno che in una cosa sola ci può superare: ma è già bello esser forti in molte, non Le pare? Quanto alla scherma, pare che il suo amico Ferri sia il non plus ultra. Ma che persona a modo! che perfetto cavaliere! e niente superbo, niente millantatore! Ecco gli uomini come li intendo io, che in verità ne avevo trovato, non meritandolo, uno stupendo esemplare. Ma non parliamo di ciò;—soggiunse la signora Wilson, mandando un sospiro alla buona memoria del padre di Kitty.—È solo, di casa sua, il signor Ferri? Che idea si fa della vita? che disegni vagheggia per il suo avvenire? Gli uomini come lui interessano sempre. Son creature nobili; si vorrebbe saperle egualmente felici.—
To', sarebbe questo il momento buono per dirle…. Ah sì, che idea buffa ci ha avuta il signor Filippo Ferri! Io…. io? fossi matto!
—Chi sa dove veda egli la propria felicità?—rispondo alla signora Wilson.—Alla sua età, che non è più giovanissima, e non è per contro matura abbastanza, idee ne vengono molte, e si dileguano ancora.
—Amore di libertà, intendo benissimo;—conchiuse la signora.—E forse hanno ragione. È così difficile indovinarla!—
Oh sì, molto difficile, vorrei rispondere; ma parli al singolare, e per lui. Quanto a me, l'avrei indovinata benissimo. E frattanto, Galatea non si vede.
—La signorina Kitty studia sempre?—domando.
—Oh no, siamo in campagna, e la mia figliuola in campagna fa sempre il meno che può; sempre in giro, come una libellula, a far provvista d'aria e di sole.
—Buona usanza!—esclamo.—Inglese od americana che sia, è una buona usanza davvero. Le nostre italiane….
—Eccole qui;—disse ridendo la signora Wilson, che è nata per l'appunto italiana, e di Firenze;—le italiane al telaio, nell'angolo più riposto del salottino.—