—Io? quando? come?
—Sì, quando avete parlato dei quattro satelliti di Giove; donde così naturalmente, senza pensarci, vi è venuto di accennare ai tre che si potrebbero concedere… ad un altro corpo celeste.
—A Venere, infatti.
—Scusate, non volevo proferirne io il nome. Vi sarei parsa vanitosa. Ma era tanto carino, il vostro complimento, a proposito dei miei satelliti. Che noiosi, quelli! e se sapeste che musi lunghi, iersera!
—Questo appunto mi premeva di sapere. Avete già fatto il famoso discorso?
—No, non ancora; non mi pareva il momento. Erano anche così poco trattabili! Se, Dio guardi, mi fanno oggi la seconda di cambio, vi assicuro che non ricorro neanche al consiglio di ammogliarli. Ma veniamo al fatto. Iersera, quando ci siamo lasciati sul ponte, mi hanno accompagnato tutti e tre, secondo l'uso, che a quell'ora tarda non mi dispiace nemmeno. Saliti al Roccolo, sono entrati, si sono seduti qui, muti, accigliati, come un terzetto di giudici. Non volevano il tè; ma lo volevo prender io, e l'ho preparato; si son rassegnati a sorbirlo, ma trovandolo amaro. Nessuna allusione alle indagini del mattino; solo uno, il Martorana, mi chiese di punto in bianco: "vi è passata l'emicrania?"—Non ancora del tutto; risposi. Quindici minuti dopo, si congedarono. Ma se erano stati muti nel mio salotto, diventarono loquaci all'aperto, specie in fondo alla villa, dove Clarina li ha uditi. Clarina è la mia cameriera; ed è fuori spesso e volentieri, quando io non ho bisogno di lei. Credo, tra parentesi, che ci abbia l'innamorato, un giovane muratore di qui. Vorrà diventarci bianca, di bruna che è; ma passiamo, che questo non è affar mio. Clarina adunque li ha sentiti; parlavano di una gita che avevano fatta quella mattina, di due persone che andavano cercando e che non avevano trovate.—Ma sicuramente erano là,—diceva uno, il signor Dal Ciotto, che era il più arrabbiato dei tre,—il cane li ha messi in sospetto e li ha fatti fuggire; bisognava guardare dal fiume.—Se è vero…—diceva un altro, il signor Cerinelli,—se è vero, abbiam fatta una bella figura, e c'è qualcuno che riderà di noi.—Il signor qualcuno la pagherà salata;—replicò Enrico Dal Ciotto. Tutte queste cose è venuta a riferirmi Clarina; e vi confesso che sulle prime mi avevano un po' turbata. Ma siccome i miei tre satelliti non sapevano niente, tanto che iersera immaginavano ancora una mia fuga dalla parte del fiume, e siccome ne sapranno anche meno domani o doman l'altro, e siccome, finalmente, sono tre sciocchi, mi sono subito tranquillata sul conto delle loro vendette. Spero bene che non ne tremerete neppur voi.
—Io? no davvero; mi ci diverto mezzo mondo. E non dico un mondo intiero, perchè già un mezzo mondo m'annoiano.
—Li manderò via, non dubitate, farò quel tal discorso.
—Sarà sempre bene,—conchiusi.—Ho visto degli sciocchi diventar mariti eccellenti; e la signora Berti sarà la più felice delle madri.—
Ci fu un momento di sosta nel dialogo, ed io reputai conveniente di dare un'altra occhiata dintorno.