Ella rallentò il pedale.

— Tu sei la mia mamma.

— La tua mamma non ti amava.

Ma come pentita fermò la macchina, e gli guardò in faccia. Tutti e due avevano le lagrime agli occhi.

— Vuoi un bacio? — esclamò Giorgio colla grazia di un bambino, che non ha nulla di meglio da offrire.

— Andiamo, sì, l'ultimo.

Da quel giorno l'umore dell'Anna fu più ineguale. La mattina non andava più in cucina a farlo alzare, non lo aiutava più a vestirsi, non gli dirigeva più le solite ammonizioni di portarsi bene a bottega e di non sprecare i pochi soldi delle mancie. Invece lo trattò da uomo, quasi col rispetto dovuto ad un dozzinante. Ma egli non se ne accorgeva, accettando quel miglioramento con un senso di egoismo soddisfatto; e a poco a poco fu meno diligente a bottega.

Il padrone in fine di settimana gli trattenne due franchi. Giorgio, che ne aveva già fatti altri tre di debito per comprare della musica, rimase con pochi soldi in tasca, e non si arrischiò di consegnarli all'Anna, come faceva sempre: ma ella non mostrò di notarlo. D'allora tutto il danaro fu speso in musica; Gaspare gli prestò la propria, se ne fece prestare da altri per lui, che passò le notti intere a suonare col sordino, o accennando semplicemente le note coll'arco, ed ascoltandole nel pensiero. Non dormiva, non mangiava quasi più. Dal canto proprio l'Anna, che era sempre vissuta di un becchime da uccello, smise anch'essa di mangiare: l'erpete, allargatosi mano mano, le nascondeva un altro rossore più cupo nello scavo delle gote. E quel lavoro ostinato cresceva sempre. Adesso ella si alzava più presto e si coricava più tardi, cucendo dei monti di roba, curva sulla macchina, gli occhi appannati da quell'eterno riverbero della tela, sulla quale di notte il lume a petrolio stendeva la propria luce oscillante e veemente. E poichè la lunga abitudine la dispensava quasi da ogni attenzione, ella si lasciava come scorazzare da quel rotolio, che le toglieva di vedere o di sentire tutto il resto. Solamente nella estenuazione della fatica qualche volta abbandonava improvvisamente regolo e pedale; e allora la sua faccia, insensibile nel lavoro come quello di un automa, prendeva un'aria di rassegnazione mal doma, con una fiamma rossa negli occhi. Ma non parlava quasi mai, nemmeno seco stessa, come i solitarii, o tutt'al più con un gesto, un sorriso, che erano tutta una fisonomia, il riassunto sublime di un discorso desolante.

Un giorno, portandosi alla bocca un pezzo di tela per trattenere un insulto di tosse, vi lasciò una bava sanguigna. Rimase un istante pensierosa, poi un sarcasmo le contrasse la bocca.

— Ohi! — esclamò — la gioventù, l'amore e la morte hanno il medesimo segno.