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[ALBA]
Un sogno risvegliò l'adolescente.
Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corolle
sulla sua bocca e sul suo cuore, folle
per la delizia d'essere vivente.
E balzò a terra, bianca in quel divino
languir dell'ombra e delle stelle,—quando
nell'aria che pare èsiti tremando
non è più notte e non è ancor mattino.
A piedi ignudi sul balcon, soave
e ardente, a sè chiamò l'alba virginea:
l'assaporò fino all'estrema linea
del cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.
Pensò i giardini prossimi a fiorire,
l'attender calmo delle forze intatte,
le gemme dei roveti entro le fratte,
l'acerba novità del divenire.
—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.
Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.
Ho quindici anni. È troppo dolce cosa
vivere, quando il cuore è sulle soglie.
Chi è colei che vien dall'alto, ed ha
ancor fra i veli qualche stella spersa,
mentre la faccia è già tutta sommersa
nella luce?... sei tu, Felicità?...—
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[«C'ERA UNA VOLTA....»]
—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»
come quand'ero piccola bambina.
Sai, mi dicono tutti «signorina»....
Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.
Quanta neve nell'aria!... Par che scenda
il cielo a terra, in turbini di fiocchi,
e pur non sembra che la terra tocchi....
Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.
Così soave è la tua voce, se
conti di fate, d'astri, di fortuna!...—
—.... Dunque, c'era una volta, nella luna,
Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»
—La Principessa allor dirò, che accoglie
ad ìnfula i capelli intorno al viso,
e col volger degli occhi e del sorriso
al suo passaggio fa tremar le foglie....
Ma non la tentan gracili vïole
che gelosia di folta erba nasconda:
di più liberi campi è sitibonda
ov'ella possa respirar nel sole.
Tutta s'immerge nella vampa d'oro
che di baci ardentissimi l'investe:
ride:—Fratello Sol, guarda: la veste
del tuo più lieto raggio io mi coloro.
Canta:—Fratello Sole, ove mi porti
oggi, che nostra gioia è così pura?...—
E sembra una celeste creatura
che un'occulta potenza in terra scorti.
Tutto move con lei, nell'indicibile
festa del ritmo che il suo passo scande,
verso la soglia ove l'attende un grande
Iddio, dal viso pallido e terribile....—
—Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.
Ma mi si ruppe il fil nella memoria.
È una storia sì logora!... È la storia
d'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.
Ah, non potere averti ancor raccolta
nel grembo, contro cento, contro mille!...
.... Non tremare. Un racconto delle Mille
e una Notte or dirò: «C'era una volta....»—
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[TRASMIGRAZIONE]
Penso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusi
senza volerlo, o figlia, nell'oscuro
travaglio della specie, ove il futuro
s'incarna e pur s'ignora, ove son chiusi
i germi che la vita romperà:
al segreto del sangue, all'energie
latenti, alle ancor buie occulte vie,
alle tremende possibilità.
Penso all'ignota donna che s'appiatta
or, nel fascio di nervi agile al balzo,
e nella grazia del tuo piede scalzo
se t'aggiri con mosse di cerbiatta;
e nel rapido battere di ciglia
che vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non so
chi sii, se pur ti feci, se pur t'ho
nelle viscere ancor compressa, o figlia!...
Ma che tu sii da me diversa, è giusto.
Per questa tua diversità, t'ammiro.
Se il mio commisi al fresco tuo respiro,
s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,
fu per passar con più perfetta forma
in coscïenza, in gaudio, in giovinezza
nuova: inutili son forza e bellezza
se potenza d'amor non le trasforma.
Tu seguirai la sempiterna legge.
Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.
Arde nel trasmigrar di quei vermigli
rivi la volontà che il mondo regge.
Da te soltanto il cuor caduco avrà
la certezza del fato in van promesso
a me dal verso sulla carne impresso
come un cilicio: l'Immortalità.
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