PROSPERO.
I lor cenci guardate, o miei signori, e poi dite se sono onesti! Quel deforme farabutto è figlio di una strega che fu tanto forte, da controllar la luna e il flusso ed il riflusso regolare e senza il suo poter la sfera comandarne. Tutti e tre mi hanno derubato e questo mezzo demonio—perchè è pur bastardo— per togliermi la vita ha congiurato con loro. Due di questi voi dovete riconoscere come vostri ed io questa cosa di tenebre per mia riconosco.
CALIBANO.
Sarò pinzato a morte!
ALONZO.
Ma non è questo, Stefano il mio servo ubriacone?
SEBASTIANO.
È ubriaco anche adesso. Ma dove ha trovato il vino?
ALONZO.
E Trinculo che in piedi non può reggersi più? Dove han trovato il gran Liquor che gli ha dorati in questo modo? E come ti sei messo in tal salsa?
TRINCULO.
Mi son messo in questa salsa dall'ultima volta che vi ho veduto, e ho paura che non m'esca più dalle ossa. Non avrò più timore delle punture delle mosche.
SEBASTIANO.
E bene, Stefano, cosa c'è?
STEFANO.
Oh non mi toccate! io non sono più Stefano, son un crampo.