IRIS.

Non temere: ho incontrato la Dea nel nuvoloso regno di Pafo e il figlio con lei: credean fra tanto d'aver lanciato un qualche libidinoso incanto su questi amanti che hanno fra loro stabilito di non compier del letto nuziale alcun rito pria che Imene abbia acceso la face. Ma fu invano! se n'è andata la ganza di Marte e quel suo vano fanciullo ha rotto l'arco ed anche i dardi e giura che sarà d'ora innanzi una pia creatura e coi passeri solo scherzerà.

CERERE.

La Regina
Giunone—la conosco dal passo—si avvicina.

Entra GIUNONE.

GIUNONE.

Salute alla opulenta sorella! Or meco vieni a render questa coppia ricca di tutti i beni e di onorata prole.

Canto.

Ricchezze, onori, nozze beate e figliolanze continuate gioie ad ogni ora sieno per voi, fa questo voto Giunone a voi.

CERERE.

Messi abbondanti, pingui terreni granai ed aie pur sempre pieni viti coi grappoli rigonfi e buoni alberi chini per molti doni, la primavera rechi ventura ad ogni fine di mietitura, miserie ed ansie lunge da voi, fa questo voto Cerere a voi.

FERDINANDO.

Questa è una bella visione e un molto armonioso incanto. Dimmi, posso credere che sien spiriti?