PROSPERO.

No. Ma per voi degno signore che non posso chiamar fratello senza infettarmi la bocca, io ti perdono delle più gravi colpe: tutte quante. E il mio ducato ti richieggo, pure conoscendo che rendermelo devi.

ALONZO.

Se Prospero tu sei, dacci notizie di tua salvezza e come ci hai trovati qui tutti, quando or fan tre ore appena naufragammo sopra questa spiaggia dove perdetti—come è acuto il male di un tal ricordo!—il figlio mio diletto Ferdinando.

PROSPERO.

Ne son dolente, o Sire.

ALONZO.

La perdita è senza riparo e dice la pazienza ch'è fuor d'ogni sua cura.

PROSPERO.

Invece mi par che non abbiate l'aiuto suo richiesto, poi che il dolce favor mi presta di sovrano aiuto in una eguale perdita e mi accorda il riposo.