Ottav.
Tu piangi?...
Me dall'infamia e dai martír, deh! salva:
da morte, il vedi, ogni sperarlo è vano.
Salvami, deh! pietade il vuole...
Seneca
E quando...
io pur volessi,... in sí brev'ora,... or... come?...
Meco un ferro non ho; giunge a momenti
Nerone...
Ottav.
Hai teco il velen sempre: usbergo
solo dei giusti in queste infami soglie.
Seneca
Io,... con me?...
Ottav.
Sí; tu stesso, altra fíata,
tu mel dicesti. I piú segreti affetti
del travagliato animo tuo, qual padre
tenero a figlia, a me svelavi allora.
Rimembra, deh! ch'io teco anco ne piansi. —
Ma, il nieghi? Io giá maggior di me son fatta.
Necessitá fa prodi anco i men forti.
Giunge or ora Nerone; al fianco ei sempre
cinge un acciaro: io mi v'avvento, e il traggo,
e men trafiggo... La mia destra forse
mal servirammi: io ne farò pur l'atto.
Di aver tentato di trafigger lui,
mi accuserá Nerone: e ad inaudita
morte dannar tu mi vedrai...