Il dí, ma tardo,
anco verrá, che Ottavia a te fia nota.
SCENA SESTA
Poppea, Nerone, Ottavia.
Poppea
Dimmi, o Nerone: al fianco tuo m'hai posto
sul trono tu, perch'io bersaglio fossi
alla insolenza del tuo popol vile?
Ma che veggio? mentr'io son presa a scherno,
tacito, e dubbio, e inulto, stai tu appresso
alla cagion d'ogni tuo danno? In vero,
signor del mondo egli è Nerone! il volgo
pur la sua donna a lui prefigge.
Ottav.
Hai sola
tu di Nerone il core: omai, che temi?
Io prigioniera vile, io son l'ostaggio
della ondeggiante fe d'audace plebe.
Ti allegra tu: queta ogni cosa appena,
le tue superbe lagrime rasciutte
tosto saranno con tutto il mio sangue.
Ner.
Tosto in luce verran gli obbrobrj tuoi;
Roma vedrá qual sozzo idol s'ha fatto.
Gli avuti oltraggi, a te, Poppea, verranno
ascritti a onor; a infamia sua gli onori.
Ottav.