LEON. E intatta l'hai, questa tua fama che offerirmi ardisci?

AGIDE Intatta, sí, del tutto; e non indegna d'Agide; e troppa, agl'invidi tuoi sguardi.— Me tu abborrisci; adoro io Sparta: or odi come al mio amor, e all'odio tuo, potresti servire a un tempo. Io libertá, grandezza, virtude impresi a ricondurre in Sparta, col pareggiarne i cittadin fra loro. Tu, coi piú rei, di opporviti, ma indarno, mai non cessasti; e non, che vero e immenso tu non vedessi in ciò il comun vantaggio; non, che virtú co' suoi divini raggi via non s'aprisse entro il tuo chiuso petto, senza pure infiammarlo: ma in tuo petto l'amor dell'oro, e di soverchia ingiusta possa, vincea d'assai l'util di Sparta, di veritade il grido, e il folgorante scintillar di virtú. Pubblica, e vera Spartana voce dal tuo seggio allora te rimovea, chiamandoti nemico di Sparta: e tu la insopportabil taccia né smentir pur tentavi. In bando poscia, proscritto, errante (il sai) vilmente ucciso stato saresti; io nol soffria: né il dico per rinfacciartel ora; ma per darti prova non dubbia, ch'io base posava ai disegni alti miei l'alte spartane opre bensí, non la rovina tua.

LEON. E in ciò pur, mal accorto, error non lieve tu salvandomi festi.

AGIDE E chiara ammenda tu ne farai, me trucidando. I mezzi sol ne impara da me.—Sparta piú inclina a libertá, che a tirannia: per certo tienlo, ancorché per ora imposto il freno aspro di re tu le abbi. Un breve sdegno dei piú contro all'infame Agesiláo, or ti ha riposto in trono, e lui cacciato d'eforo: or me de' suoi delitti a parte havvi chi pone, e non a torto affatto, finch'io pur taccio. A disgombrar del tutto su me tal dubbio, or tu non trarmi; è lieve troppo il mostrar, che Agesiláo tradiva Agide e Sparta a un tratto; ove ciò chiaro a tutti io faccia, allor tu forza usarmi non puoi, senza a te nuocere.

LEON. Tu il credi?

AGIDE Tu il sai. Ma, non temere. Io di Spartani Spartano re volli essere; te lascio re di costoro. A far me reo non basta niuna tua forza: in faccia a Sparta, io voglio, io, colpevole farmi; io darti intera palma di me; pur che tu stesso farti grande ti attenti, e di grandezza vera, contra tua voglia.

LEON. Invan mi oltraggi…

AGIDE Adempi tu stesso, or sí, quant'io giá audace impresi a pro di Sparta e di sua gloria. In seggio riponi or tu, non le mie, no, ma l'alte, libere, maschie, sacrosante leggi del gran Licurgo; povertá sbandisci in un coll'oro; ella dell'oro è figlia: del tuo ti spoglia: i cittadin pareggia: te fa Spartano, e in un, Spartani crea:… Ciò far voll'io; tu il compi, e a me ne involi la gloria eterna.—Ove ciò far mi giuri, a Sparta innanzi or mi puoi trar qual reo; e dir, ch'io velo a mie private mire fea del pubblico bene; e dir, che iniquo era il mio fin, non le mie leggi. A questo aggiungerai, che rinnovar tu stesso vuoi con mente migliore e cor piú schietto. di tua cittá la gloria. Intera Sparta udrammi allor di meritata morte accusar reo me stesso; e dir, che mie eran le ingiurie e víolenze usate da Agesiláo; dirò, ch'io in lui creava un precursor di tirannia; che un saggio voll'io per lui della viltá Spartana. Ciò basterá, cred'io. Morte, che darmi or tu non puoi, che a tradimento, (il vedi) l'avrò cosí dai cittadini miei, e parrá lor giustissima. La fama, che in me ti offende, e che a me tor non puoi, io me la tolgo, e a te la dono. Io moro, tu regni; ambo contenti: a te non toglie fama il regnare; a me l'infamia in tomba portar pur lascia l'unica mia speme, che a nuova vita abbia a risorger Sparta.

LEON. —Vil m'estimi cosí?

AGIDE Grande t'estimo; poich'atto a compier la mia grande impresa te credo…