— Salutare Luscià, riprese sfrontato lo zingaro.
— È tardi, ella dorme.
E senz’altro, avviatosi alla porta, aperse egli stesso lo sportello e gli fe’ segno d’uscire.
Nick obbedì, ma, varcata ch’ebbe la soglia, si volse.
— Voi, rai, non avete fatto a Nick i doni che gli avevate promessi, non gli avete dato la mancia della partenza; avete torto, Nick è vostro amico.
Mosse per andare, poi si trattenne di nuovo.
— Non volete che saluti Luscià, soggiunse, non importa; era per darle dei buoni consigli. Luscià ha vissuto nella mia tenda con mami Nad; ella mi obbedisce, mi teme, e s’io le dico: rispetta il rai, ella lo rispetterà e lo servirà in ginocchio. Non volete, non importa, non importa...
E s’allontanò zufolando.
XI.
La notte era alta ancora, quando una bianca figura, rasentando il muro del giardino, salì sulla spianata e scomparve nella tenda di Nick; una vecchia cavalla, a cui passando sfiorò la groppa, nitrì festosamente, e, dai vicini accampamenti, tutte le altre bestie le risposero.