La sera la contessina Maria è divenuta pensierosa; nel congedare il dottor Giulio, gli dice in un certo modo inesprimibile:

— Vedrà, domani sarò ancora malata.

E quando il giorno dopo Giulio entra nella camera e la trova bene oltre ogni desiderio, essa si abbuia in viso ed esclama:

— Vuol credere che sono stata malata fino adesso? almeno ero di cattivo umore; l’una cosa è segno dell’altra.

Infatti essa ha gli occhi rossi: ha pianto.

La contessina aggiunge ingenuamente:

— È curioso che quando ella è qui io mi sento benissimo, appena esce m’accorgo che avevo mille cosucce, una quantità di mali da confidarle.

Giulio, che per solito è sempre molto serio, sorride a queste parole, e con piglio che vuol parere scherzoso, ma non è troppo calmo:

— Ebbene, facciamo così: io tornerò finchè essa se ne ricordi, — oppure se ne dimentichi affatto... dei suoi mali.

Il tempo è freddo, invernale; perciò il dottore va a rilento nel permettere alla convalescente d’alzarsi, ed essa osserva scrupolosamente il suo divieto.