— Datemi un panno qualunque... sì, questo va bene, voi spogliatela in fretta e mettetela in letto.

Poi corre in cucina e fa scaldare il panno: in quella giunge Pasquale con un ampollino in mano, e, vedendolo, sbarra gli occhi in atto di meraviglia.

Ma Giulio non s’accorge; egli è in quell’istante medico, null’altro che medico: porge la pezzuola all’altro:

— Andate, gli dice, e fatela porre sul petto alla malata.

Gli strappa di mano l’ampollino, lo guarda, fa un gesto di disapprovazione, e dice:

— Questo non serve, — ed esce.

Tutto questo in un baleno.

Dopo alcuni minuti ritorna con un cordiale e con un cucchiaio, ne versa qualche goccia fra i denti della contessina. Poi dà parecchi ordini, ai quali Pasquale e la moglie obbediscono con premura.

Finalmente la contessina dà segno di riaversi, mette un sospiro che termina in un penoso sbadiglio.

Poi apre gli occhi e guarda intorno a sè.