Le due confraternite, o almeno i rappresentanti di esse, arrivano sulla spianata della collina e del castello. Quivi li attende Pasquale, smorto come un dissotterrato.
Il priore dei battuti gli chiede:
— Il vice-curato è venuto?
— Non ancora, — risponde con voce rauca.
Poi conta con dolorosa meraviglia i sopravvenuti.
Sono nove umiliate e sette battuti: in tutto quindici persone.
— Così pochi?... — egli soggiunge in tono di rimprovero.
— Eh, — risponde il priore, — cattiva stagione per le sepolture; tutti hanno la sementa, guai se il tempo si guasta!
— Io, vedete, son venuto proprio per riguardo a voi, — ripiglia un altro battuto; — ho mandato i buoi innanzi col ragazzo e mi aspettano per seminare. Si parte subito?
— Quando viene il prete, — replica Pasquale; e li introduce tutti quanti in una vasta cucina al pianterreno, dai muri nudi, scrostati e corrosi dal nitro.