— Questi cosa sono? Atti di lite. — Atto di citazione innanzi alla prefettura d’Asti... l’anno 1816, addì 25 aprile. L’illustrissimo signor conte rappresenta come il Bellardi abbia demolito il bastione comune per tutta la lunghezza prospiciente la di lui casa... ecc. ecc....» Seguono molte comparse, ordinanze, e qui c’è la sentenza: — «La prefettura condanna Giacomo Bellardi a ricostruire il bastione e nelle spese.» — Era dunque vero?
— Eh! eh! guarda... — dice ghignando il nonno, — lì c’è l’atto d’appello al Senato.
— Sì, colla data del 9 giugno 1821... e con quella del 15 gennaio 1826 la sentenza del Senato di Torino... il quale... «ritenuto in fatto che dal complesso delle prove presentate a suffragio dell’attrice domanda non risulta un criterio di convinzione sufficiente, ecc.... ecc.... e che però si deve nel dubbio ritenere che il bastione sia rovinato per incuria di entrambe le parti... annulla la sentenza della Prefettura e dichiara tenute le parti a ricostruirlo a spese comuni, — spese per tre quarti a carico del conte di Ormeto e per il resto compensate.»
— Ah! non era vera la pretesa demolizione di cui vi si imputava, — esclamò il dottore, lanciando un lungo respiro di soddisfazione.
— Non avevano le prove! — dice Maurizio con una smorfia beffarda; — il dottore lo guarda inquieto, e pare volerlo interrogare, ma s’astiene.
— Egli continua ad esaminare le carte.
— Segue un atto di precetto per rimborso di spese giudiziali nella somma totale di lire 7776, e poi una corrispondente iscrizione ipotecaria sul podere di Ronco.
— E questa cos’è, una nuova lite? — «Denunzia di una nuova opera alla data del 3 luglio 1835, promossa nell’interesse del minore Rinaldo d’Ormeto.»
— Ah questo, glielo dirò io, perchè appunto in quell’anno io incominciai a fare gli affari di suo nonno, — dice Maurizio. — Il bastione, per cui si era tanto litigato, non fu mai ricostruito perchè ci volevano denari, e lassù cominciavano a discendere la china: le acque scolando dal giardino del conte allagavano l’aia; suo nonno fece più volte sollecitare il vecchio conte, ma senza frutto: poi egli lo fece avvertire che lo avrebbe ricostrutto a sue spese, ma che intendeva che la proprietà del muro nuovo restasse, come era giusto, tutta sua. — Lui, il conte a questa proposta voleva ammazzarci tutti: urlava, bestemmiava; un giorno venne sulla ripa del terrapieno con lo schioppo... è vero, Giacomo?
— Già, ei voleva sotterrarci, — risponde Giacomo.