I funerali di Nora ebbero luogo martedì quindici aprile in forma privata. Erano presenti solo i famigliari e alcuni amici: il signor Queen, il giudice Martin e sua moglie, il dottor Willoughby e alcuni funzionari della banca di John. Meno di venti persone in tutto. Frank Lloyd era apparso col viso tetro sulla soglia della cappella, aveva lanciato un’occhiata al viso immobile di Nora, nella bara, ma, quando gli occhi di Hermy si erano posati su di lui, si era dileguato. Hermy si era comportata meravigliosamente. Mentre il pastore predicava, era rimasta impassibile senza una lacrima. Pat disse poi che non aveva pianto, solo perché non aveva più lacrime. John era curvo, abbattuto, e Lola aveva dovuto condurlo via per mano quando la cassa era stata richiusa.
Prima che il corteo si avviasse, Pat si era allontanata per qualche minuto. E al suo ritorno annunziò:
«Ho telefonato all’ospedale. La bambina sta bene. Cresce nella sua incubatrice come una piccola piantina verde.»
Le labbra di Pat tremarono, e il signor Queen le passò un braccio intorno alle spalle.
Jim giunse al cimitero, accompagnato da due agenti. La sua disperazione era così completa, che l’avvolgeva quasi in un’aura di dignità. Il prigioniero camminava a passo fermo tra le sue due guardie, ignorandole, e fissando intensamente il punto in cui la terra era stata aperta per ricevere Nora.
Mezzo paese l’osservava in silenzio, e la curiosità dei presenti divenne quasi palpabile. Quando Jim giunse accanto al gruppo dei Wright, tutti gli occhi degli spettatori si fecero più attenti; quello era il “pezzo forte” della giornata. Ma non avvenne nulla di notevole. O forse sì, perché le labbra di Hermy si mossero, e Jim le si avvicinò e si chinò a baciarla.
Quando la bara fu calata nella fossa, la folla, ai cancelli, cominciò ad allontanarsi silenziosamente. Fu allora che Jim agì. Fino a un momento prima aveva camminato tra i suoi guardiani con gli occhi fissi al suolo; poi ad un tratto parve scuotersi. Fece lo sgambetto a uno degli agenti, e questi cadde all’indietro con un tonfo. Immediatamente Jim diede un formidabile pugno alla mascella dell’altra guardia, che cadde addosso al suo compagno. I due poliziotti si rotolarono, avvinghiati l’uno all’altro come lottatori, nel tentativo di rimettersi in piedi. In quei pochi secondi Jim scomparve, correndo tra la folla, caricandola come un toro… Ellery gli gridò qualcosa, ma Jim continuò a correre. Gli agenti riuscirono finalmente a rimettersi in piedi e partirono all’inseguimento, ma inutilmente. Sparare, con tutta quella gente in giro, era impossibile.
Ellery capì allora che la follia di Jim non era affatto follia. A circa un quarto della collina, al di là di tutte le altre automobili, era ferma una grossa macchina col radiatore puntato verso la città. Era completamente vuota, ma il motore era acceso. Jim vi balzò dentro, e l’automobile partì immediatamente a grande velocità. Gli agenti balzarono a loro volta sulla macchina della polizia e si buttarono all’inseguimento, ma Jim era già scomparso. Per un attimo sulla collina vi fu silenzio, poi si udì un grande sbatacchiamento di sportelli e il rombo di numerosi motori che s’avviavano. Pareva che i cittadini di Wrightsville non volessero perdere l’ultimo emozionante spettacolo.
Hermy giaceva sul divano, in sala da pranzo. Pat e Lola si alternavano, applicandole delle compresse fredde sulla fronte, mentre John voltava le pagine del suo ultimo album di francobolli con grande fermezza, come se al mondo non fosse esistito nulla di più importante. Clarice Martin teneva strettamente una mano di Hermy fra le sue, in un turbine di rimorso, e piangeva sulla propria defezione durante il processo, sulla fine di Nora e sull’ultimo gravissimo colpo. Hermy, la grande Hermy, la confortava. Accanto al caminetto, Ellery Queen e il medico parlavano a bassa voce.
Improvvisamente giunsero il giudice Martin e Carter Bradford. Tutti trasalirono quando il nemico varcò la soglia. Carter era pallidissimo e cercava di non guardare Pat che era diventata più pallida di lui. Clarice Martin, spaventata, lanciò uno sguardo interrogativo a suo marito, che rispose scotendo il capo con aria rassicurante.