«Ma Patty, come hai potuto?» singhiozzò Hermione. «Con quell’impossibile Ketcham! Ti avevo avvertita che avrebbe fatto delle avances spiacevoli se tu l’avessi incoraggiato. Ti ricordi, John, come tormentava Patty perché…?

«Me lo ricordo!» esclamò John, fuori dalla grazia di Dio. «E ricordo anche dove si trova il battipanni!»

«Sentite un po’» intervenne Pat a bassa voce. «Jim correva un grave pericolo, non è vero? Io allora mi sono lavorata quel ciccione di Bill, che ha tentato un paio di volte di mettermi le mani addosso… Avanti, continuate a guardarmi come se fossi una donnaccia!» Patricia cominciò a piangere. «In ogni caso, io ho fatto qualcosa che voi non siete stati capaci di fare… ve ne accorgerete in seguito!»

«È vero» convenne Ellery. «In questo processo Jim sarebbe stato senz’altro giudicato colpevole.»

«Se solo…» cominciò Nora col viso pallido, illuminato da un’immensa speranza. «Oh, Patty: sei una pazzerella, ma ti voglio tanto bene!»

«E Carter è diventato tutto rosso» balbettò Pat fra le lacrime. «Crede di essere così in gamba…»

«Sì» le fece notare il signor Queen. «Ma guardi il giudice Martin.»

Eli Martin si accostò a Pat.

«Patricia, tu mi hai messo in una delle più imbarazzanti posizioni della mia carriera. A me non importa, come non m’importa l’aspetto morale della tua condotta; però ti avverto che, nonostante quel che dirà il giudice Newbold, tutti capiranno che l’hai fatto apposta, e questo può forse ricadere su Jim…»

«Immagino che quei graffiacarte di vecchi avvocati debbano sempre fare i pignoli» dichiarò Lola. «Ma non prendertela, mocciosina; in ogni caso sei riuscita a dare a Jim un po’ di fiato… e qualche migliore probabilità!»