«Che cosa?» esclamò involontariamente Ellery Queen.

Per la quarta volta gli occhi del capo Dakin si fissarono come raggi X sulla persona del signor “Smith”.

«Buonasera, signor Smith» disse il capo della polizia sorridendo. «A quanto pare, noi c’incontriamo sempre nei momenti difficili.»

«Prego?» domandò il signor Smith, con voce completamente inespressiva.

«Quel giorno, sulla strada provinciale» sospirò il capo della polizia. «Quando io ero in macchina con Carter. Il giorno in cui Jim Haight era così ubriaco…» Jim si alzò: Dakin si sedette senza guardarlo. «Che cosa sa di tutta questa faccenda, signor Smith?» domandò con la massima cortesia.

«Che una donna chiamata Rosemary Haight è morta qui, questa sera.» Ellery si strinse nelle spalle. «Questo è l’unico fatto che posso fornirle. Non credo che sia molto; considerando che il cadavere è a meno di tre metri da noi.»

«Avvelenata, come dice il dottor Willoughby» osservò educatamente Dakin. «Questo è un altro fatto.»

«Oh, sì!» convenne umilmente Ellery, mentre il dottor Willoughby gli lanciava un’occhiata interrogativa. “Stai attento!” si disse. “Il dottor Willoughby si ricorda senz’altro del flaconcino di idrossido di ferro che tu gli hai dato proprio nel momento in cui Nora aveva bisogno di un antidoto e i minuti erano preziosi… Chissà se il buon dottore racconterà lo strano fatto che un estraneo alla casa, alla famiglia, al delitto, si portava in tasca un simile preparato proprio quando, stranamente, una donna moriva e un’altra correva lo stesso rischio per via di un veleno il cui antidoto ufficiale era proprio l’idrossido di ferro?”

Il dottor Willoughby guardò altrove.

“Sospetta che io sappia qualcosa che riguarda i Wright” pensò ancora Ellery. “È un vecchio amico di famiglia. Ha fatto nascere le tre ragazze… Ora è imbarazzato. Devo forse metterlo maggiormente in imbarazzo confidandogli che ho comperato quel farmaco perché avevo promesso a Patricia Wright che sua sorella Nora non sarebbe morta?”