IL RITORNO
Lasciamo in santa pace i letterati e la letteratura, che sarà meglio per tutti, e parliamo d’altro.
Ha mai provato ella le sorprese e le disillusioni che si provano tornando in una città dopo una lunga assenza? I famosi sette dormienti, quelli che si destarono dopo cento anni di sonno, dovettero provare un effetto consimile rivedendo il mondo. Erano morti parecchi imperatori, le città avevano cambiato aspetto, non correvano più le monete di prima, la lingua stessa aveva subito qualche modificazione. S’immagini un po’ se i poveri dormienti saranno rimasti a bocca aperta!
Io era partito da Torino con la capitale, e ci sono tornato ieri, senza la capitale, s’intende. M’è proprio capitato un risveglio come quello dei sette dormienti! Mi pare che siano passati cento anni di progresso sopra questa città carissima, dove per tanto tempo ho studiato poco e dove per la prima volta ho conosciuto i veglioni e le loro conseguenze. Sono partito quando Massimo d’Azeglio appassionava i buoni torinesi co’ suoi discorsi in Senato intorno al trasporto della capitale, e in ferrovia da Torino ad Alessandria non si parlò d’altro. Ieri, appena fuori dalla stazione, mi sono trovato in faccia il monumento del cavaliere sans reproche. Quanto tempo è passato! Quanti monumenti invece degli uomini!
Dopo un giro a piedi mi son accorto che il mio Torino d’una volta me l’hanno cambiato tutto. I nomi delle insegne che m’erano rimasti nella memoria, non ci sono più. Sapevo che in quell’angolo doveva esserci un tabaccaio, e c’è una modista. I tramways hanno sostituito gli omnibus, quei curiosi omnibus monumentali, dipinti di turchino, dove salivo con tanta disinvoltura e dove oggi non potrei salire che con precauzione, poichè ho cambiato un poco anch’io e non sono più magro e svelto come una volta. Dove sono i barbieri che facevano la barba per un soldo in piazza Castello, e l’orbo dalle canzonette, e la guardia nazionale, e lei? Anche lei se n’è andata chi sa dove! Ho alzato la testa passando sotto la sua finestra (abitudine antica) e in vece sua ho visto un portapanni con un vestito completo di signora in dosso e la barbara scritta: mode e confezioni. I sette dormienti devono aver provato di queste disillusioni.
Oh, i presagi tristi per l’avvenire di Torino che si facevano al tempo del trasporto della capitale! E li facevano i torinesi stessi che per un momento perdettero la fiducia in sè medesimi. Pare invece che il perder la capitale sia stata una fortuna. Almeno questa ricchezza, questa operosità non sono artificiali, non sono dipendenti da uno stato di cose e da una clientela variabili e mal fidi. Le capitali vogliono una ostentazione di lusso improduttivo che non è ricchezza, ma simulacro di opulenza, spreco di capitali, fumo senza arrosto: e Firenze informi. Torino invece, perdendo la capitale, s’è messo a cercare il lavoro produttivo, s’è dato al serio, e invece di perdere ha guadagnato. Non sono i fiorentini che tengono del monte e del macigno, sono questi torinesi che non si sono lasciati scuotere da un temporale, forti proprio come il granito dei loro monti. Non solo, ma quando la capitale era qui, i letterati erano una colonia di forastieri. Li avevano tanto chiamati beoti questi poveri piemontesi, che avevano quasi finito col crederlo e non osavano di far sentire la loro voce nel concerto dei dotti e dei poeti qui convenuti da ogni parte d’Italia. Rimasti soli, si sono provati anche nell’arte, e ci si sono provati tanto bene che stanno più che al pari del resto. Questa loro forza i piemontesi non la conoscevano. Altro che beoti... Bisogna far loro di cappello!
Lasciando stare le lettere, un popolo di beoti non produce tutte quelle opere d’arte che fanno onore al Piemonte nella Esposizione Nazionale. Certo ai piemontesi, si può dire ultimi arrivati in questo campo dove quasi temevamo di scendere, non sono toccati gl’inni e le apoteosi; ma hanno mostrato di saper stare al pari degli altri anche qui, appunto nelle arti, che un pregiudizio sciocco faceva ritenere più ribelli alla loro indole. Benedetti piemontesi, sono davvero destinati a distruggere i pregiudizi; e se qualche imbecille ripetesse le antiche ingiurie, sono capaci di rispondere che anche Pindaro era beota!