Dirò poi che lo stato della filosofia in Italia oggi fa vergogna. La scuola più audace è la hegeliana che regna nel mezzogiorno, una scuola che altrove è stata sorpassata e sepolta da lungo tempo. Nel resto d’Italia, specialmente nell’Italia superiore, un nugolo di abati disabatati insegna un giobertismo mal cucinato, un rosminismo messo in passo coll’Indice—insomma una vergogna. Qua e là, qualche ingegno forte studia le cose moderne, si mette in corrente, osa parlare di positivismo, di Comte, di Darwin, di Spencer, di Haeckel, di Hartmann; osa notare la rivoluzione che l’intelligenza delle scienze naturali ha portato nei canoni della filosofia: qualcuno osa ripetere il vecchio grido galileiano: fisica, salvami dalla metafisica! Ebbene, queste sono le pecore segnate. La mafia metafisica imperante sino ad oggi, ha tenuto in briglia questi puledri non castrati, ed ora, che s’è un po’ rotto il chiuso, le strida vanno al cielo.
Dunque chi non insegna la filosofia ortodossa non può esser illustre, anche se ha scritto quel che ha scritto l’Ardigò? Perchè è curioso lo studio degli strilloni: fingono di credere che l’Ardigò sia il primo professorucolo capitato, il cui nome non sia mai uscito dalle pareti della scoletta! Oh, no! Questi professori, più oscuri della notte e più ignoti che Carneade a Don Abbondio, bisogna cercarli tra i metafisici ufficiali dei licei e delle università i più cari alla setta teista. Ora i filosofi veri, quelli soli che possiamo mettere avanti senza arrossire, dobbiamo cercarli nei gabinetti scientifici, non sulle cattedre, disonorate la maggior parte da un cretinismo che non ha riscontro altrove.
Il papa, che la sa più lunga di tutti questi strilloni che aspettano il boccone che chiuda loro la bocca, il papa ha capito dove era il pericolo, e s’è messo con giudizio a riformare l’insegnamento della filosofia nelle scuole ecclesiastiche. Ha capito che al positivismo non si potevano opporre che le argomentazioni del tomismo.
Ha capito che non si poteva far altro che risuscitare la scolastica co’ suoi sillogismi tentatori per imbrogliare un po’ le carte in mano a coloro che traggono deduzioni dai soli fatti. Ma avesse dovuto pensare alla sola Italia, senza dubbio non avrebbe mosso foglia. La filosofia che s’insegna ufficialmente non ha bisogno di confutazione, poichè nelle menti dei discepoli il solo ebetismo dell’insegnamento è prova palmare della imbecillità delle scuole filosofiche. Così, mentre il papa pensa a provvedere ai guai che possono portare le scuole positiviste, da noi si grida all’unissono col papa e si vitupera un ministro perchè a norma di legge ha premiato un filosofo reo d’esser positivista.
Non solo è da passar sopra a questi strilli femminili di una mafia che teme di veder finire la sua potenza fondata sull’asinità generale, ma è da provvedere fin dove si può a questa ridicolezza degli studi filosofici in Italia. E dico ridicolezza per non dir peggio.
Che il Filopanti, che fa scuola a sè, e che è puro di ogni sospetto, e che parla secondo profonde convinzioni, che non divido ma rispetto, dimentichi il diritto del ministro e protesti; lo intendo.
Ma non intenderò che una setta, cresciuta di potenza appunto in forza della legge Casati, gridi contro un ministro che operò secondo la legge stessa; non lo intenderò se non supponendo un basso calcolo ed una vergognosa camorra. Amo quindi supporre che gli strilloni avessero in quel punto dimenticato la legge.
Via, non basta l’esempio dato a proposito dell’Ardigò; ce ne vogliono molti altri. Una filosofia, italiana passi; una filosofia pontificia, mai.
FINE