«Intanto le ore passavano; eravamo cullati dall’onda e mi addormentai. All’alba fui destato e vidi due navi maestose, lì ferme dinnanzi a noi. Tutte le barche furono spinte verso quelle. Mi volsi addietro. Genova e la riviera apparivano laggiù incerte, in un velo vaporoso: ma i miei monti esultavano alti e puri dominando la scena. Una brezzolina increspava le acque: sulle navi si faceva un gran vociare; era una tempesta di chiamate, di apostrofi ed anche di sagrati che lasciavano il segno nell’aria come le saette. Fu una mezz’ora di gran furia a chi facesse più presto ad imbarcarsi, e anch’io potei finalmente agguantare una gomena e salire».

La storia dice tutto questo con una frase sola:—Garibaldi e mille volontari s’imbarcarono a Quarto per la Sicilia nella notte del 5 maggio 1860.—Lo storico più diffuso potrà aggiungere che il 5 maggio è l’anniversario della morte di Napoleone primo e ricordare l’inno del Manzoni; ma in verità non è da dolersi che sopra le aride date della storia vengano a sovrapporsi queste impressioni dal vero, queste testimonianze de visu le quali ci fanno assistere alla scena, solenne, ci dicono tutto il dramma della partenza per l’ignoto, pel martirio forse. Così si comprende meglio il sacrificio eroico di coloro che furono poi compensati con cento lire al mese, lorde dalla ricchezza mobile, in pagamento adeguato dell’aver dato al Re di Sardegna la corona di Italia.

«M’ero fitto in mente che questo capitano del Lombardo fosse un francese. L’aria, gli atti, il tono suo di comandare, lo mostrano uomo che in sè ne ha per dieci. A capo scoperto, scamiciato, iracondo, sta sul castello come se schiacciasse un nemico. L’occhio fulmina da per tutto: si vede che sa far tutto da sè. Fosse in mezzo all’oceano, abbandonato su questa nave, egli solo basterebbe a cavarsela. Il suo profilo taglia, come una sciabola: se aggrotta le ciglia, uno cerca di farsi piccino: visto di fronte, non si regge al suo sguardo. Eppure a tratti gli si esprime in faccia una grande bontà. Che capriccio fu quello di chiamarlo Nino?—Bixio! Ecco il nome che gli sta: almeno rende qualcosa, come un guizzo di folgore...

«Il caporale P... si lasciò sfuggire non so che brutte parole, e Bixio giù, gli scaraventò un piatto in faccia. Ne venne un po’ di subbuglio. Come un razzo Bixio, fu sul castello gridando «tutti a poppa! tutti a poppa!» E tutti ad affollarsi a poppa, rivolti a lui ritto lassù che pareva lì per annientarci. E parlò:—

«Io sono giovane, ho trentasette anni ed ho fatto il giro del mondo. Sono stato naufrago e prigioniero, ma sono qui, e qui comando io! Qui sono tutto io, lo czar, il sultano, il papa, sono Nino Bixio! Dovete obbedirmi tutti; guai a chi osasse un’alzata di spalla, guai a chi pensasse di ammutinarsi! Uscirei colla mia uniforme, colla mia sciabola, con le mie decorazioni e vi ammazzerei tutti! Il generale mi ha lasciato comandandomi di sbarcarvi in Sicilia: vi sbarcherò. Là m’impiccherete al primo albero che troveremo; ma—e misurò collo sguardo lento la calca—ma in Sicilia, ve lo giuro, ci sbarcheremo!—

«Viva Nino Bixio! viva, viva, viva! E mille braccia si alzarono a lui, che stette lassù un po’ fiero; mai poi impallidì, gli balenarono gli occhi e ci volse le spalle...

«Un piccolo legno veniva da terra. Bandiera inglese. Bixio prese un foglio, vi scrisse sopra qualcosa, fece fendere un pane e ci mise il foglio. Quando il legno passò, quasi rasento a noi, gettò il pane che cadde in mare. Allora—gridò, facendo tromba colle mani—dite a Genova che il generale Garibaldi è sbarcato a Marsala, oggi a un’ora pomeridiana!—

«Sul piccolo legno fu un levar di mani, un batte d’applausi, uno sventolare di fazzoletti, evviva, viva, viva!»

Dite il vero, se qui non trovate la biografia di Nino Bixio, non lo vedete però vivo, più vivo che nella Vita del Guerzoni? Anzi, non è storia anche questa, storia colta sul momento dell’azione e parlante?

Così è tutto il libro dell’Abba, fino al 21 giugno, fino all’arrivo del Medici dopo la resa di Palermo. Non è egli degno di esser raccomandato e lodato? Non è egli da desiderare, da pregare l’autore che ci narri il resto della epopea santa, fin dove gli occhi suoi videro? Nessun dubbio che tutti siamo d’accordo. Aspettiamo.