Il peggio è che questa riforma elettorale non si può fare col metodo italiano, così alla chetichella, sotto la cappa e fingendo di chiudere un occhio, come abbiamo fatto in altri imbrogli. Il signor Laveleye, illustre economista belga, era in Italia nel 1878 e 79 a studiare parecchie cose, fra le quali l’ordinamento scolastico. A Bologna vide tre ragazze all’Università e seppe che studiavano medicina o letteratura. Egli chiese allora quali leggi esistessero in proposito, e con meraviglia sentì rispondersi nessuna. Quelle brave ragazze avevano percorso gli altri stadi d’insegnamento prescritti dalla legge per essere ammessi all’Università, erano in regola, e non c’era ragione di respingerle per la sola ragione che portano le gonnelle e non i calzoni.

Il Laveleye stupiva allora dello spirito pratico di noi italiani che senza chiasso e senza leggi nuove avevamo risolto un problema intorno al quale nel Belgio si suda da molto tempo, si chiacchera, si grida e non si risolve niente. A dir vero, il nostro merito non è forse così grande come parve al bravo economista, e la pigrizia a provvedere o la paura di stuzzicare un vespaio possono aver contribuito molto a lasciar fare come se nulla fosse: ma il voto alle donne non si può dare a questo modo, il chiasso ci deve essere, le satire, le caricature, le canzonette, le farse e le commedie non possono mancare; ed è questa paura di scandali che terrà indietro per un buon pezzo il coronamento dei voti dell’onorevole Salvatore Morelli.

Per ora dunque, in questa parte, il libro del Dumas avrà poco effetto, ed il signor Giuseppe Prudhomme, l’illustre allievo di Brard e Saint-Omer, sogghignerà compassionevolmente e dirà:—Oh, i paradossi!—Oh, ben ragliato, Prudhomme!


GEROLAMO PATUROT E LA BORGHESIA


Qualche tempo fa, chiaccherando intorno alle Memorie del principe di Metternich, accusai Sua Altezza d’esser più miserabilmente borghese di un Gerolamo Pâturot qualunque. Poco dopo, ricevetti da Torino una cartolina postale con questa laconica frase:—Voi non avete mai letto Jerôme Pâturot.—Un vostro ammiratore.

Se gli autori hanno gli ammiratori che si meritano, povero me! I miei hanno una deplorabile abilità di pescar granchi; anzi i miei amici sostengono che senza questa abilità non potrebbero essere miei ammiratori. Vorrei che quest’ultima affermazione potesse essere imputata a quella maligna maldicenza che è uno dei pregi più belli delle intime amicizie; ma purtroppo non si può, e debbo confessare che in gran parte gli amici miei hanno ragione. Così anche questo mio anonimo ammiratore ha pescato il granchio che ci voleva per essere ammesso nel mio tempio ad adorarmi, e sia il benvenuto.