DELLE BIBLIOTECHE
Carissimo signor Martini,
Poichè Ella mi tira in ballo citando la mia frase, in Italia non possono studiare che i ricchi, e poichè siamo in carnevale, mi lasci ballare.
Ella sa bene come diavolo vadano le biblioteche italiane e lo sanno tutti gli altri infelici che hanno la disgrazia di studiare. Ma il pubblico che paga e il Parlamento che fa pagare non sembra che lo sappiano. Le nostre biblioteche, meno una o due onorevoli eccezioni, vanno avanti così alla carlona, per forza d’inerzia e nient’altro. Lasciamo che hanno per lo più certe doti (i bibliotecari chiamano così gli assegni annui), certe doti colle quali oggi un povero babbo non troverebbe un cane che gli portasse via una ragazza, fosse anche più bella della bella Elena Lasciamo che la dote del 1879 si paga nel 1880 e che il pagamento per ironia lo chiamano anticipo. Questo di pende dalle condizioni finanziarie dello Stato, e nessuno, o tutti, ci abbiamo colpa. Si potrebbe domandare però, perchè con pochi quattrini si vogliono mantenere molte biblioteche e per giunta scrivere nei regolamenti che esse debbono tener dietro alla coltura generale, speciale, ecc. Se per tener dietro bastasse correre! Ma Fanfulla disse bene a Barletta: I denari sono pochi! e mentre le sullodate colture corrono come locomotive, le povere biblioteche spedate sono rimaste quasi tutte al secolo passato; nè gli articoli dei regolamenti, per quanto pomposi, faranno comprare un libro di più o bestemmiare uno studioso di meno.
Si potrebbe anche domandare perchè certe biblioteche siano figlie e certe altre figliastre, tanto che a pari grado c’è chi nel bilancio segna dieci e chi cinque. Ma la più bella cosa da domandare sarebbe la fotografia grande al vero di quel grande uomo che immaginò di far pagare la ricchezza mobile alla dote delle biblioteche. Costui tradì certo la sua vocazione, che doveva esser quella di scriver farse per far sbellicare dalle risa il pubblico e la guarnigione. E’ buffa l’idea? Le biblioteche sono dello Stato. Ora che lo Stato faccia pagare la ricchezza mobile al bibliotecario, è una riduzione di stipendio bella e buona, ma in fondo chi paga è il bibliotecario perchè lo stipendio se lo gode lui. Ma che lo Stato faccia pagare la ricchezza mobile a sè medesimo è l’ideale della farsa tutta da ridere. Non le pare? E’vero però, che se si dicesse francamente che le doti e gli stipendi sono diminuiti di quel tanto e non tassati, l’amministrazione si semplificherebbe di troppo e non ci sarebbe più bisogno di tanti giri e rigiri, registri e posizioni quanti ne occorrono ora a tessere i conti di questa razza di ricchezze. O che gli impiegati debbono mangiare il pane a ufo?
E i bibliotecari? Ella ne cerchi i nomi nell’annuario della Istruzione pubblica e troverà nomi sempre rispettabili, spesso illustri; ma illustri in tutto fuor che per la loro opera di bibliotecari e di bibliografi.
Come avviene questo?
Avviene perchè fino ad oggi il posto di bibliotecario era riputato dal Governo un canonicato da far godere a persone di merito, fossero o non fossero mai entrate in una biblioteca in vita loro. E i bibliotecari, meno s’intende poche eccezioni, hanno preso in parola il Governo e si sono occupati delle biblioteche quel tanto che occorre perchè tirino innanzi nello statu quo ante. Il Governo poi, quando s’è accorto che nelle biblioteche c’era di tutto fuor che dei bibliotecari, ha pensato che il criterio del merito era errato per quei posti, ed ha accettato nudo e crudo quello dell’anzianità, come ai tempi di Carlo Felice. Di più ha ridotto l’ufficio del bibliotecario, a forza di articoli di regolamento, in modo che di bibliotecario non resta che il nome; sotto al quale non ci sono che le attribuzioni di un impiegatucolo qualunque, anche d’ordine. Quando si nominano e si pagano dei bibliotecari che non possono comprare una canzonetta da un soldo senza il permesso chi una Commissione, l’ufficio loro si riduce a tenere i registri. Ora per questo basta un diurnista. Ma il Governo non ha riflettuto che le biblioteche tutte le hanno fatte i bibliotecari sul serio, e non gli impiegati che sanno tenere bene i conti ed hanno una bella calligrafia.
I regolamenti, altra invenzione prelibata per semplificare le cose, i regolamenti vogliono ora che per diventare bibliotecario si sia stato prima vice-bibliotecario; al qual posto non si può aspirare se non si è prima stato assistente di primo grado, e così giù fino agli assistenti di quarto grado, ai distributori e magari all’usciere. Si sa che questi regolamenti li hanno fatti quelli cui tornava conto, ma lasciamo andare. Resta che la carriera è chiusa a chi non percorra grado a grado tutta la scala. Se tornasse al mondo Ludovico Muratori, dovrebbe cominciare la sua carriera da fantaccino, anzi forse non la potrebbe nemmeno cominciare perchè non avrebbe sostenuto l’esame di licenza liceale. Io conosco un signore, signore per sua fortuna, che è riputato per uno dei primi, il primo forse dei nostri bibliografi. Egli mise alla posizione il povero Panizzi che era pur qualche cosa, egli è domandato di consigli da tutti i bibliografi d’Italia e di fuori, a lui ricorrono tutti quelli che hanno bisogno di sapere quello che nessun bibliotecario nostro s’è sognato mai di sapere. E’un signore, beato lui, e fa il bibliotecario della biblioteca sua; ma se domani, che Dio lo scampi e liberi, gli venisse la bizzarra idea di diventar bibliotecario del Governo, si sentirebbe rispondere a furia di articoli di regolamento che non può essere bibliotecario chi prima non è stato ecc. Insomma, all’età di circa sessanta anni, stimato e rispettato per uno de’ migliori bibliografi viventi, si sentirebbe offrire il posto di alunno. I regolamenti non ci sono per niente ed hanno chiusa la porta in faccia anche a me che scrivo, dopo tre anni di tirocinio. Nessun ministro e nessun regolamento mi ha creduto capace di saper leggere e scrivere, e non lo dico già coll’amaro in bocca. Figurarsi!