L'Egitto, fin dal medio-evo, erasi popolato di colonie italiane, come nel resto dell'Oriente, quando l'attività commerciale delle repubbliche marittime italiane, specialmente di Venezia, Genova, Pisa ed Amalfi aveva sentito il bisogno di stabilire empori pel traffico nell'Oriente.
L'influenza italiana nella contrada dei Faraoni andava prendendo piede, e la lingua pure si diffondeva a tener vivo nelle famiglie italiane l'amore alla patria lontana.
Ciò avveniva facilmente, perchè le altre nazioni di Europa non pensavano ancora a muovere quella persistente concorrenza, che vediamo al giorno d'oggi.
Ma coll'andar del tempo anche gli altri Stati europei volsero i cupidi sguardi su questa terra ed incoraggiarono i loro connazionali a venire a stabilirsi sulle rive dello storico Nilo, per fruire delle ricchezze di una regione fertilissima e metter mano al commercio, che andava sempre più sviluppandosi ed estendendosi tra l'Europa e l'Oriente.
Naturale conseguenza fu la diminuzione dell'influenza italiana; poichè cessata la potenza delle repubbliche marittime italiane, i principati che le surrogarono non pensarono più a continuare la grande espansione coloniale, nè ebbero potenza per proteggere efficacemente i coloni, i quali si lasciavano, man mano, soperchiare dalle altre invadenti colonie, meglio appoggiate dai governi della loro madre patria.
Pur tuttavia la lingua italiana, sorretta dalla tradizione, lottò pel predominio colle altre lingue, specialmente colla francese; ma la sua influenza, pur troppo, andava scemando per molte altre ragioni che non spetta a questi cenni di mettere in luce.
Allora persone stimabili, alle quali stava a cuore il mantenimento e la diffusione della lingua italiana e con essa del sentimento patrio, pensarono di aprire scuole, alle quali provvide la colonia aiutata da un sussidio del governo italiano.
Per più di quindici anni la scuola coloniale italiana prosperò discretamente sotto l'egida e la sorveglianza dell'egregio avvocato Tito Figari e di altri benemeriti personaggi. Prima si istituirono le scuole elementari, le quali, in seguito, alimentarono una modesta scuola tecnico-commerciale, la quale somministrava ai giovani italiani le cognizioni necessarie a carriere commerciali e industriali ed ai bisogni del paese.
Nel 1888 il Governo italiano avocò a sè la scuola coloniale. Ma la direzione centrale, preposta alla sorveglianza delle scuole di Egitto, tanto per la parte didattica, quanto per la disciplinare, per disavventura, non fu nè seria, nè prudente, nè morale; gli scandali si succedevano senza interruzione, scandali che gettavano sulle nostre scuole una luce sinistra e le rendevano oggetto di derisione in faccia agli indigeni ed agli stranieri, e facevano desiderare il ritorno delle scuole alla colonia.