Il beccafico è buono e delicato, ma bisogna avere la precauzione di togliergli lo stomaco, altrimenti prende un gusto amaro sgradevole.

Il mese di settembre può dirsi il migliore per il cacciatore buongustaio. Oltre che dell'ortolano, del codibianco ed altri uccelletti di becco fino comincia, ai primi di questo mese, il passa dei ciarlotti o piccole lodolette, che vanno a stormi talvolta di parecchie migliaia.

La caccia di questi uccelletti si esercita colle reti e col fucile. In una buona giornata di passo si può, colle prime, prenderne al di là del migliaio, col fucile se ne possono colpire 500 o 600 specialmente in un terreno piano ed unito. Si tira abitualmente il primo colpo per terra, il secondo appena si alzano aggruppati, e non è raro il vederne cadere fino a 30 o 40 in un colpo. La lodoletta in questa stagione è grassa e profumata, e vale tanto da non temere il paragone dell'ortolano.

In novembre arrivano le batticode (ballerine) riservate unicamente alle reti. Verso la fine di questo mese si comincia a vedere qualche lodola grassa; poco a poco vanno aumentando, e verso il 15 il passo è nel suo pieno. Essa pure si caccia colle reti e col fucile; non occorre nè lo specchietto, nè la civetta, il solo fischio, se bene modulato, ha la proprietà di attirarla. Per il cacciatore che ama dimostrare la propria abilità, è una delle caccie più divertenti, poichè bisogna cacciarle una ad una ed alla levata, il che non è nè facile nè comodo.

I così detti uccelli di canto sono assai rari in Egitto: più facilmente si trovano il cardellino ed il montanello.

La beccaccia è una vera rarità e si può dire che le pochissime che vengono uccise di tanto in tanto sieno state sbalestrate sulla terra dei Faraoni da qualche burrasca, che le fece deviare dal cammino che avrebbero voluto seguire. Il merlo è altrettanto raro che la beccaccia. In certi anni di freddo esagerato in Europa si trovano dei tordi in qualche giardino, ma in numero quasi insignificante e ciò si spiega facilmente in ragione della assoluta deficienza di pascolo adatto per loro.

Oltre tutte queste specie summentovate si trovano abbondantemente in Egitto falchi grossi e piccoli, ibis (bianchi specialmente) tife, martin pescatori brillanti e di variati colori, storni, tortorelle fermiccie, castellaccie, nei padulini, sterzagnole, alcuni inseparabili e passeri in grande quantità. Però di tutte queste varietà, sia per il loro nessun valore, sia per la loro esiguità, il buon cacciatore, non si cura affatto, ma guarda e passa, con loro grande soddisfazione.

Riassumendo, si può dire che l'Egitto, come paese di caccia propria, è assai limitato. Non potendosi cacciare che selvaggina di passo, troppe sono le ragioni e assai frequenti perchè la caccia sia scarsa e meschina.

Che diremo poi del quadro che tanto concorre a rendere piacevole questo genere di sport? Non una montagna verdeggiante che riposi lo sguardo all'orizzonte, non un villaggio pittoresco, che dia al paesaggio il più piccolo rilievo, non una foresta per riposarsi dai raggi infuocati del sole, non un ruscelletto fresco presso cui assidersi a rinfrescare la fronte, a dissetare le labbra. Una pianura immensa interrotta di tanto in tanto da gruppi di tane fabbricate con materie organiche e fango e che chiamansi villaggi; dei canali di acqua torbida e malsana quando se ne trova; qualche gruppo di palme; branchi di noiosi ragazzi, che si affollano con insistenza intorno al cacciatore per chiedere il baschich (regalo) e dei quali torna difficile lo sbarazzarsi; ecco ciò che offre all'occhio del cacciatore la campagna egiziana, se pur non si trovi nei pressi del Cairo, ove può avere almeno la soddisfazione di sapersi contemplato, nelle sue gesta venatorie, dagli ormai diventati sessantun secoli delle famose piramidi. Allo scopo di porre sotto gli occhi del lettore le varie specie di selvaggina in Egitto, le diverse stagioni in cui si effettua la caccia, nonchè le località prescelte da ciascuna specie di animali ho riepilogate in un quadro le seguenti note: