Gina. Tu ora sei un buon padre di famiglia, un lavoratore; tu finalmente, oggi, puoi senza pena, pensare al domani; i frutti della nostra lotta è ora che li raccogliamo. Ora cominciavamo ad essere felici....
Erm. Ma questa felicità ha le sue origini nell’inganno.
Gina. E quel maledetto Gregorio è venuto a distruggere il nostro lavoro di sedici anni.
Erm. È vero.... Nell’inganno ero felice.... Ma era un inganno.... E come posso ora pensare alla mia invenzione, essa morirà con me, ed è il tuo passato, Gina, che l’ha uccisa.
Gina. (rattenendo a stento le lagrime) Erminio, Erminio non parlarmi così, tu sai quanto ti ho amato, quanto ti amo.
Erm. I miei sogni sono stati distrutti. Quando io, alla notte, studiavo per la mia invenzione, sognavo di potere con un ultimo sforzo, coronare la mia opera, sognavo di ottenere il brevetto e quel giorno che sarebbe stato il più bello, sarebbe stato anche l’ultimo della mia vita — sognavo capisci, che tu potessi divenire la ricca vedova di un celebre inventore.... Oh! Oh! Oh!...
Gina. (asciugandosi gli occhi) No, non parlare così, non voglio restare senza di te.
Erm. (risoluto) Ora bisogna venire a una vera decisione. Tra noi due tutto è finito. Tutto.
SCENA IV. Detti e Gregorio.
Greg. Posso entrare?