In America alla testa di 70 uomini contro 1000 nemici, al comando di due povere barche contro la flotta brasiliana, seppe uscire vincitore.

Un giorno trascinò le sue barche sull'Oceano che le ingoiò; egli si salva a nuoto, ritorna a terra, ricompone la legione, combatte e vince.

Quando nei principii del 1848 ebbe notizia del movimento italiano, si imbarcò sopra un facile brigantino che fu battezzato la Speranza e con 85 legionari prese la via del mare. A metà del [pg!45] cammino, scoppia il fuoco e tutti si credono perduti, e lui con sangue freddo spegne le fiamme divoratrici e tutti giungono salvi in Italia.

Il 26 agosto 1848, dopo aver vinto due volte gli austriaci, stremato di forze, scioglie la piccola legione, passa in mezzo all'esercito nemico, lo delude, entra non visto nella Svizzera, e ritorna per altre vie in Italia a combattere nuove battaglie.

Il 2 luglio 1849, resa inutile la difesa di Roma, esce dalla porta opposta a quella dalla quale entravano i francesi; tenta di prendere la via di Venezia, e non gli riesce. Gli austriaci lo cercano, lo spiano, lo attendono, ed egli scioglie la legione, amareggiato il cuore per la perdita della sua compagna, sconfina il territorio toscano e si salva.

Non vi dirò, signori, quale lo vidi a Calatafimi e a Palermo, in mezzo alle palle borboniche, sereno, raggiante il viso; fu sempre così in tutti i combattimenti.

Ricorderò soltanto un episodio della battaglia di Milazzo.

Il 20 luglio 1860 s'era impegnata la battaglia; e le sorti per un momento parvero incerte. [pg!46]

Spunta da una viuzza un mezzo squadrone di cacciatori con un maggiore alla testa.

Garibaldi, Missori e il giovane Bertini erano a poca distanza; l'ufficiale napoletano non se ne accorse, intento a correre per riprendere un cannone che i garibaldini avevano preso al nemico; ma i cacciatori borbonici sono ricevuti dalle fucilate dei nostri e ritornano indietro.