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La presa di Palermo si dovette non solo al valore dei legionarii e del loro [pg!31] capitano, ma sopratutto alla sua strategia.

La marcia su Palermo, quanti uomini dell'arte l'han giudicata, la ritennero come uno dei fatti più memorabili delle guerre moderne.

Dopo alcune avvisaglie, sui monti presso Monreale, Garibaldi ordinò che si piegasse a destra; il nemico era superiore di forze a noi.

Il giorno 24 fu ordinata l'ascensione del monte vicino, nella cui valle, che è al lato opposto, siede il comune di Piana dei Greci.

Non si perdè tempo: erano le 6 di sera, e ci trovammo in un bivio che tiene a destra la strada rotabile che conduce a Corleone e Giuliana; a sinistra un sentiero che porta al bosco di Ficuzza (questo nome vi ricorderà altre date ed altri fatti).

Garibaldi, Bixio, Sirtori ed io ci siamo raccolti a consiglio. Era la prima volta che si teneva un consiglio di guerra, perchè Garibaldi preferiva deliberare lui e comandare.

Dopo che gli fu fatta una descrizione dei luoghi, il generale decise di mandare Orsini coi cannoni e con quanti volontari avrebbero voluto seguirlo, su Corleone [pg!32] e Giuliana; nessuno ne capì lo scopo. Il grosso dei volontari restò con lui e pernottò alla Ficuzza. Quando Orsini marciava coi suoi compagni, Garibaldi si abbassò, si avvicinò ai mio orecchio, e pronunciò queste parole che parevano misteriose: «Povero Orsini! Lo mandiamo al sagrifizio:» per me era un' incognita.

Siccome dissi, la notte dal 24 al 25 pernottammo nel bosco di Ficuzza.

La mattina seguente fummo a Marineo, la sera a Misilmeri, dove il Comitato insurrezionale di Palermo aveva mandato i suoi emissarii a raggiungerci. Il 26 fummo a Gibilrossa, e li 27 eravamo padroni di Palermo.