Dal 1837 al 1846, nelle libere terre di America, nei tempestosi flutti dell'Oceano egli apprese a combattere e a vincere. Ivi il suo genio si scoprì ai popoli attoniti, o l'eco lontana ripercosse sulla vecchia Europa, mentre la patria nostra era schiava, i plausi delle città redente dal valore italiano.

Garibaldi come matematico non ebbe rivali. Gli erano famigliari i nostri grandi poeti e i nostri publicisti.

Seppe la storia meglio di uno dei nostri accademici: e fu entusiasta di quella di Roma, i cui ruderi aveva visitato all'età di 15 anni, e n'era rimasto meravigliato.

Ai nostri giorni si osò dubitare che fossero sue alcune considerazioni di diritto publico internazionale, fatte al Parlamento [pg!26] subalpino, sol perchè si era avvezzi a vedere in lui il marinaio e il soldato. Orbene, nell'aprile 1860, quando si preparava la spedizione dei Mille, Bixio ed io lo trovammo collo Statuto in mano che commentava meglio dei professori emeriti delle nostre Università.

Allora l'animo suo era tutto compreso nella difesa della sua Nizza nativa che una crudele ragione di Stato aveva deciso di strappare alla madre Italia (Applausi prolungati).

Dissi che, presa la via dell'esilio, egli si è rivelato gran capitano e grande ammiraglio. Permettetemi, signori, che io accenni, senza estendermi, ai primi anni della sua vita militare, e che non vi narri in tutti i particolari quello che egli abbia fatto prima del 1860. A Montevideo ed a Roma, in Lombardia, in Tirolo, e poscia nei Vosgi egli non era signore di sè, altri esercitando l'impero e l'autorità nei paesi in cui ebbe a combattere.

La storia ricorderà le virtù del gran Capitano, la strategia, le risorse sul campo di battaglia, il coraggio col quale seppe vincere un nemico dieci volte superiore di forze; ma l'epopea di Garibaldi, [pg!27] il suo grande poema è la campagna del 1860. Dittatore e capitano, libero delle sue azioni, ha provato quanto egli sapeva e quanto poteva.

La storia del 1860 fu scritta da parecchi, ma non tutti seppero e poterono farla con precisione e senza commettere errori.

Certamente non ve la farò io oggi questa storia, così ampiamente come la vorrei, imperocchè il breve spazio di una conferenza, non me lo permetterebbe.

Ve ne dirò abbastanza, perchè ve ne formiate un esatto concetto.