Come mai Zakunine si lasciava rimproverare così? I correligionarii lo accusavano a torto, oppure lo zelo di lui si era veramente intepidito? E in tal caso come e perchè l'ostinato ribelle aveva potuto distogliersi dallo scopo della sua vita?

Pensando che già una prima volta, all'inizio della sua amicizia per la contessa d'Arda, il principe aveva quasi tralasciato la propaganda; considerando che, prima ancora d'aver concepito l'ideale politico, il giovane era stato trasformato dall'amore della principessa Arkof, pareva al giudice di dover sospettare che ancora nell'amore fosse la ragione del nuovo mutamento. Era l'antica passione per la contessa improvvisamente ridestatasi, oppure qualche nuova avventura? A priori, il Ferpierre non poteva escludere che Zakunine avesse ripreso ad amare Fiorenza d'Arda, anche dopo averle inflitto tanti tormenti: in un'anima come la sua inclinata agli estremi, obbediente a contrarie sollecitazioni, questo rinnovamento sentimentale era possibile, specialmente dopo che la contessa amava il Vérod. Ma il contegno del principe, negli ultimi tempi, non era tale da far accogliere l'ipotesi. Se dalle dichiarazioni di Giulia Pico risultava che egli era diventato migliore per l'antica amante, risultava pure che aveva continuato a starsene lontano. Una visita di pochi giorni ogni due settimane od anche ogni mese poteva appagare un cuore veramente innamorato e geloso? Poteva Zakunine restarsene lontano quando sapeva che un altro gl'insidiava il suo bene? Se l'amore, un amore così prepotente da spingerlo poi al delitto, avesse dato nuove vampe nel suo cuore, egli avrebbe dovuto gettarsi ai piedi della contessa, mostrarsi finalmente convertito e redento, indurla a fuggire con lui, a nascondersi in qualche angolo ignorato del mondo. Se egli avesse detto qualche cosa di simile, la contessa sarebbe stata senza dubbio fortificata nella sua resistenza al Vérod e un accenno se ne sarebbe trovato nel suo diario. O bisognava credere che, struggendosi d'amore e di gelosia, il principe non le avesse detto nulla per amor proprio, per alterigia? Da parte d'un suo pari, d'un uomo il cui pensiero si mutava in azione rapidamente, come in un fanciullo, ciò non era da credere. Per qual motivo tornava egli dunque dall'amica e la trattava meglio nelle ancor troppo rare e brevi sue visite?

Il Ferpierre scoperse questo motivo quando, fra l'altre, lesse anche le lettere d'affari che il procuratore della contessa d'Arda le scriveva dall'Italia. In queste lettere si parlava di cambiali del principe, di conti che egli doveva rendere, di somme inviategli per mezzo di banchieri. Era evidente che Zakunine, impegnata la sua sostanza nell'opera rivoluzionaria, bisognoso anche di molti denari per la vita dissipata, aveva ricorso all'amica sua. Nei primi tempi l'intimità del loro legame scusava se non legittimava gl'imprestiti; più tardi, finito l'amore e cominciati i mali trattamenti, egli non era stato in grado di soddisfare gl'impegni. E frattanto i suoi bisogni erano divenuti più urgenti. L'ultima cospirazione di Kronstadt gli era costata tanto, che egli non aveva saputo più come fare: da lettere di risposta trovate a Zurigo appariva che si era rivolto a più parti, insistendo premurosamente per avere soccorsi.

A queste notizie il Ferpierre accolse un dubbio grave. Zakunine e la nihilista avevano uccisa la contessa per impossessarsi del suo denaro?…

Il sospetto, a priori, non era irrecusabile. In casa della morta si erano trovati molti valori; ma ella era tanto ricca che forse ne aveva potuto possedere, l'ultimo giorno, per una somma maggiore. Ad arte i due Russi, se il furto era il movente del crimine, potevano non averli involati tutti: ma difficilmente si spiegava in tal caso il modo rumoroso col quale l'avevano uccisa e l'acuto dolore al quale Zakunine era parso in preda; nè si poteva dire come e dove avessero nascosto le somme rubate nei pochi istanti trascorsi fra il colpo e l'accorrere delle persone di servizio. Si doveva credere che qualcuna di queste persone fosse loro complice? Oppure che essi aspettassero ancora di sottrarre i denari dopo aver fatto credere al suicidio, non prevedendo l'accusa del Vérod?

Il Ferpierre deliberò di far chiedere a Milano al ragioniere di casa d'Arda se i valori rinvenuti ai Cyclamens erano interamente quelli che si dovevano rinvenire, e di interrogare quindi i servi per iscoprire se qualcuno di loro potesse, nella confusione del primo momento, aver preso dagli assassini le somme mancanti. Ma quantunque egli tutto credesse possibile al mondo, pure non ammetteva ora in Zakunine tanta malvagità da uccidere per rubare. La supposizione che si poteva, che si doveva logicamente fare era un'altra. Zakunine tornava dalla contessa non per amore che sentisse di lei, ma per il bisogno dell'aiuto che ella poteva dargli spontaneamente. Ricca oltre misura, avvezza a non spendere per sè neanche la quarta parte delle sue rendite, ella poteva immediatamente togliere l'antico amante dall'imbarazzo. Per ciò il principe veniva a trovarla di tanto in tanto e le si mostrava migliore. L'amore, la passione che non soffre indugi e lontananze, lo tratteneva altrove, lo faceva vivere a Zurigo—dove viveva la Natzichev.

Era credibile che quell'uomo, a cui la leggenda attribuiva le amanti di Don Giovanni, fosse rimasto vicino alla studente senza che la comunanza delle dottrine e degli scopi non desse origine a relazioni più intime? E qualche indizio a sostegno di questo sospetto non mancava. Come dalla Russia, così dall'Inghilterra i compagni di fede si rivolgevano a lui, rimproverandolo di averli abbandonati: «La vostra presenza è qui necessaria,» gli scrivevano da Londra; «vi aspettiamo da quattro mesi: che cosa v'impedisce di venire? Sarebbe tempo che manteneste la vostra parola!… O qualche nuova avventura vi trattiene costì?…» Lo scrittore di quella lettera aveva dunque avuto sentore degli amori con la giovane profuga?

Fra le carte della Natzichev il giudice non ne trovò alcuna che gli servisse. Si riferivano tutte agli studii di lei; c'erano molti scritti sulle più dibattute quistioni sociali, bozze di articoli destinati alla rassegna americana The Rebel, a fogli spagnuoli e olandesi con i quali era in corrispondenza. Quantunque l'antipatia del magistrato non cedesse, egli era costretto a riconoscere tra sè che la coltura della giovanetta era fuor del comune: scriveva correttamente lo spagnuolo, l'inglese e il tedesco; mandava ai giornali bibliografie nelle quali rendeva conto d'ogni sorta di pubblicazioni scientifiche e filosofiche. Le informazioni assunte alla polizia di Zurigo deponevano anch'esse in favor suo. Ella aveva lasciato la Russia da tre anni, sola, senza mezzi, dopo che il padre e il fratello erano stati deportati in Siberia per mene rivoluzionarie. A Zurigo aveva cominciato il corso di medicina, vivendo del proprio lavoro, con le traduzioni di opere scientifiche fatte per conto di editori francesi e tedeschi. Era in relazione con tutti i rifugiati politici, ma non aveva preso parte attiva a complotti; anzi con gli scritti e con le parole disapprovava i continui e inutili sacrifizii di vite. Inclinava alla propaganda morale, alla preparazione delle coscienze; ma, natura ardente e virile, non avrebbe esitato a scendere ella stessa all'azione se l'avesse creduta necessaria.

E quantunque dei suoi rapporti col principe nulla si dicesse di preciso, il sospetto che fossero amanti si rafforzava. Amandola, stando a Zurigo per lei, Zakunine non aveva abbandonato gli agitatori impazienti, oltre che per la snervante azione dell'amore, anche per la persuasione direttamente esercitata dalla giovane? Costei non doveva aver messo opera a far ricredere il principe, a dimostrargli la stoltezza degli inutili eccidii?

Queste supposizioni parevano al Ferpierre verisimili. E l'accusa del Vérod ne restava sempre più infirmata. Se il principe amava la nihilista, i suoi rapporti con la contessa non erano tale ostacolo da spingerlo a ucciderla. Il ribelle per cui la legge coercitiva non aveva valore, poteva sentirsi legato da uno scrupolo tutto morale? In realtà non aveva egli già lasciato l'amante sua per correre a nuovi piaceri? Che cosa gli vietava di fare altrettanto, con maggiore libertà delle prime volte? Realmente egli si era avvicinato alla contessa e l'aveva trattata con maggiori riguardi; ma se pure ciò poteva dimostrare che era pentito dei mali trattamenti d'un tempo, il pentimento, il sopravvenire degli scrupoli, contraddicevano all'ipotesi dell'assassinio: non poteva volere la morte d'una creatura chi si pentiva d'esserle stato causa di dolore.