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Un mese dopo i fogli pubblici furono pieni del caso straordinario: il principe Alessio Petrovich Zakunine, il nihilista feroce, il rivoluzionario implacabile del quale da tanto tempo nessuno aveva più avuto notizia, era tornato in Russia, a Odessa, per via di mare; a bordo del piroscafo si era svelato agli agenti della polizia perchè lo consegnassero alla giustizia. Oltre che confessare i suoi delitti politici, dei quali faceva ammenda solenne, rivelava il delitto passionale commesso in Isvizzera; la nuova versione del dramma di Ouchy eccitò enormemente la curiosità pubblica. E quantunque la pena di morte pesasse sul capo di lui, una volontà sovrana, impressionata dalla conversione del ribelle e del miscredente, commutava la sentenza nella perpetua relegazione in Siberia.

Roberto Vérod, rimasto a Losanna, nei luoghi dai quali ora non si poteva più distaccare, incontrò, dopo aver letto quest'ultima notizia, il giudice Ferpierre. Non lo aveva più riveduto dal tempo del processo: gli si accostò trepidante ed ansioso, come alla sola persona con la quale gli restava di poter parlare della morta, del colpevole, di sè stesso.

Il Ferpierre, che aveva tutto saputo dai giornali, gli disse:

—Ho piacere d'avervi incontrato. Il vostro cuore non v'ingannava: ciò che voi sosteneste fin all'ultimo era vero. Voi avevate solo la vostra passione; ma essa vi fece vedere lucidamente. Fiorenza d'Arda non poteva uccidersi, non poteva morire volontariamente lasciandovi il tristo esempio senza una parola di conforto. Qualunque fosse l'angustia dell'animo suo, quantunque ella avesse fermato ed annunziato di togliersi la vita, all'ultimo momento la cristiana doveva arretrarsi. Ma poichè vivere non poteva neppure, compreso il geloso furore di quello sciagurato, lo provocò perchè egli stesso la liberasse. Le apparenze m'ingannarono. Ma sono pur grandi le stranezze della vita!… Potevate esser tutti felici, se il caso non vi avesse fatto incontrare quando dovevate tutti soffrire ineffabilmente: la contessa posta tra il rispetto di sè stessa, della propria parola, della propria fede, e l'amor vostro; voi amante disperato di lei e geloso di Zakunine; Zakunine perduto dalla gelosia per voi, dal tardo amore per lei, dal rimorso sterile contro sè stesso; la Natzichev amante taciturna, disconosciuta, negletta…. Che ne sarà di lei?

Allora il Vérod si rammentò delle parole del principe.

—È morta.

Ma come, dove e quando? Zakunine non lo aveva spiegato, nè egli aveva pensato a chiederlo. Era ella morta di morte naturale o violenta? Si era uccisa, o come Alessio Petrovich, e prima di lui, era tornata in Russia a lasciarsi condannare? Quando il principe aveva detto di voler seguire un esempio che era stato come un ammonimento, aveva alluso a lei? Nessuno poteva dirlo; forse non l'avrebbero saputo mai.

—Come misteriosamente è passata nella vita!—disse il magistrato.—Aveva pure un gran cuore.

—Sì,—riconobbe il Vérod.