“Voi,” e appuntò il dito verso di me, “avete perduto un grande poeta.”

A questa uscita, poco mancò che non facessi un salto.

“Sì, Alessandro Manzoni,” risposi; “ma come diamine sapete tutte queste cose?

Or ora, pensai, costui mi mette sul tappeto la questione dell’unità della lingua.

“Ma ditemi un po’,” gli domandai, “sapreste per caso anche la lingua italiana?”

“No, no, no,” rispose scrollando la testa e ridendo; “niente, niente.”

Detto questo, continuò a ridere e ad almanaccare, e mi parve di capire che mi preparasse qualche sorpresa. Intanto il treno si avvicinava a Groninga. Quando fummo per entrare sotto la tettoia della stazione, il buon uomo prese il suo involto, mi guardò di nuovo sorridendo, e segnando le sillabe coll’indice della mano destra, mi disse in italiano, con una pronunzia impossibile ad esprimersi, e coll’aria di chi fa una grande rivelazione:

“Nel mezzo!”

“Nel mezzo?” gli domandai meravigliato. “Nel mezzo di che cosa?”

“Nel mez-zo del cam-min di no-stra vi-ta!” disse facendo un grande sforzo e saltando giù dal vagone.