Donna Augusta lasciò il proprio ballerino ad un'altra signora, e venne a cadere quasi stancamente sul mio divano. Era vestita di nero, nuda le spalle, con uno strascico leggiero come una nuvola e lungo come quello di una cometa. Alcuni grappoli di bacche rosse, colti come lì per lì ad una siepe, le disegnavano le pieghe dell'abito, stirandolo alle ginocchia e rialzandolo ai fianchi per formare la caduta della coda, dalla quale spuntava la trina di una sottana, diafana e bianca come un merletto di galaverna; mentre un grossissimo corallo brillantato le faceva sulla nuca da capocchia all'anellone delle treccie nere, e un'altra collana di coralli della più bella tinta sanguigna, un rosario di sangue, le ravvivavano il candore del seno, umido in quel momento come il marmo di una chiesa. Ella s'abbandonò sulla spalliera, percuotendosi il mento colle piume nere del ventaglio, sospeso alla cintura per una minima catenella d'oro. I monili delle sue braccia, formati da tante pallottole di corallo infilate in un cordoncino di seta, si urtarono con un suono sordo di gragnuola; e il brillante, che incappellava il perno del ventaglio, le gettò nell'ombra della mano un balenio labile ed acuto.
— Pensate forse all'ode di Byron sul ballo, voi, che non ballate come lui? — mi si rivolse improvvisamente con uno dei suoi moti più vivaci, che parevano sempre seguitare un discorso.
— No.
— Siete funebre: davvero che il vostro abito nero, come dice Musset, pare un abito da lutto.
— In questo caso le bacche del vostro potrebbero essere goccie di sangue. Avete ucciso qualcuno con una parola o con un sorriso?
— Ah! — esclamò — passarono quei tempi. La tragedia è stata espulsa contemporaneamente dal teatro e dalla vita; la commedia trionfa dapertutto. Le passioni oggi sono ridicole, i capricci appena tollerati, purchè brevi. Voi altri uomini non amate più, cercate di scegliere: noi...
— Di preferire.
— Se fosse possibile, benchè sia quasi sempre troppo faticoso.
E si gettò addietro in una posa, che diede una mollezza di più alla sua lassitudine. Poi girò l'occhio sulla folla, e, cogliendo a volo l'attitudine goffa di un ballerino, me l'accennò con un sorriso. Era allegra; le spalle, alzandosele ancora nelle ultime violenze del respiro, le facevano aprire la bocca e mostrare due file di denti, bianchi come quelli di un cagnuolo. Ad un tratto mi si appressò, e piantandomi negli occhi i suoi occhi verde-mare, pieni di ombre e di guizzi:
— Se indovino me lo confesserete? datemi la vostra parola. Voi cercate un romanzo.