Giorgio, che aveva resistito fino allora, riparando il violoncello col proprio corpo, a questa ultima osservazione si sentì vacillare, ed abbassò la testa.
— Non sai che bisogna guadagnarsi il pane? — ella ripetè coll'accento duro della povera gente.
Ma il volto dianzi così animato di Giorgio esprimeva una tale angoscia di umiliazione, che ella fu presso a commoversi, e non osò seguitare.
Ci fu un istante di silenzio. Due lagrime, grosse come gli occhi, gli rotolarono lentamente per le guancie: ma ad un tratto sollevò il volto, e scuotendone i ricci colla energia di un'ispirazione:
— Quando avrò imparato, guadagnerò.
— Morirai prima — fe' l'Anna ingrossando la voce: — a suonare quell'istrumento viene la tosse, e si sputa sangue. Anche l'altro giorno hanno portato al camposanto un bambino come te, e lo hanno seppellito dentro la cassa dell'istrumento.
— Aveva imparato? — proruppe Giorgio.
Ella titubò.
— Io imparerò, io!...
* * *