Intanto egli si era cavato il berretto, avvicinandosi al tavolo, dove la donna cuciva a macchina. Il lume a petrolio riparato da un cappello bucherato, di carta verde, gli illuminava la faccia incorniciata da una magnifica capigliatura bionda, tutta a ricci. Egli stette così, come dubitando di dire qualche cosa, poi la donna gli alzò gli occhi in volto con muta interrogazione.
— Hai fame?
— Adesso poi: sono stato a teatro.
La notizia parve così stravagante, che la donna si voltò di soprassalto.
— A teatro — seguitò il ragazzo ridendo —; ecco, dietro il vicolo, ma si sentiva lo stesso. Non vi era nessuno: si sentiva come di dentro, l'orchestra, i cori, poi di quando in quando la voce della donna. Come dev'essere bello il teatro! facevano la Norma.
E il ragazzo sospirò. Quindi la donna si alzò per servirgli da cena ripetendogli:
— Hai fame?
— Sì.
Il ragazzo aveva forse tredici anni, era alto e magro. Benchè non ancora formato e vestito miseramente, la finezza della pelle e la delicatezza dei lineamenti lo rendevano già singolarmente bello. Due occhi bianchi, ma enormi, colle palpebre molto lunghe, gli illuminavano la faccia tinta del più soave incarnato, con una bocca fresca e un mento piccino come quello di una donna. Nei capelli arruffati gli si riconosceva ancora la discriminatura, che forse quella donna gli faceva ogni mattina, ricacciandogli i ricci dietro le orecchie rosee dagli orli ribattuti. Era vestito di una giacca logora al bavero ed alle orlature, di un paio di calzoni più chiari della giacca, e di un corpetto a maglia, quantunque la stagione cominciasse già a farsi tiepida; ma il ragazzo era freddoloso, e si lasciava volentieri ovattare coll'egoismo minuscolo dei fanciulli troppo amati. A vederlo non si sarebbe creduto un popolano, o almeno non lo era che alle estremità; le mani troppo grosse per i polsi, colle dita schiacciate e le nocche salienti, e i piedi, che s'indovinavano male sotto la rozza calzatura. Ma la sua bocca aveva una dolcezza quasi ancora da bambino, mentre la parte superiore del viso era già di uomo. Qualche cosa gli dilatava gli occhi e la fronte alta, sporgendo sull'arco delle sopracciglia, ed era come una luce incalorita dai riverberi dei capelli, più fini della seta, e di un biondo così puro che avrebbero fatto invidia ad una polacca. Poi la donna lo chiamò nell'altra camera. La cena era già pronta sopra un tavolino, con un tovagliolo e pochi piatti; egli sedette, mangiò di buona voglia, rispondendo a monosillabi, mentre ella lo sorvegliava amorosamente assaporandogli sul volto la gioia sensuale di ogni boccone.
D'improvviso egli scappò a dire: