[PIÙ IN ALTO]
Hai tu coraggio di salir più in alto
ancor, sino alle rocce irte del culmine?
Bada! Quei tronchi li ha schiantati il fulmine,
che dentellò quei picchi di basalto.
Hai tu sìstole e diàstole sì forti
che non abbian, là, presso il ciel, paura
d'asfissia?... Bada! L'aria è così pura
la sù, che uccide chi il suo cor vi porti.
Gettasti, veramente, nella fogna
la pupazza di cenci, incoronata
di carta d'oro e a gonna impastoiata,
che fosti fino a ier, per tua vergogna?...
Sai tu bene ohe sia la solitudine
lapidaria, che sta fra terra e cielo
senza speranza?... e puoi, tu, di quel gelo
farti una veste di beatitudine?...
Sei ben certa d'aver gettato ai sassi,
dietro le spalle, tutto, proprio tutto,
tanto che il mondo di te porti il lutto
come se fossi, diaccia, fra quattr'assi?...
Padre e madre non più, nè creatura
nata da te, nè alcuno che ti tocchi
da presso, nè rimpianto che i ginocchi
ti spezzi, nè desio di cosa impura?...
Allora va. Sul vertice più eccelso
della montagna, che somiglia un grido
pietrificato verso Iddio, tu il grido
ritroverai del tuo soffrir più eccelso.
Ma antico quanto il mondo, e vano, o cuore
selvaggio, o monte intrepido, sarà
quel grido. E l'eco lo rimbalzerà
di picco in picco, in van:—Perchè, Signore?...—
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[I GIARDINI]
Giardini oscuri, simili a foreste
vergini, carchi d'èlitre ronzanti
entro socchiusi calici, formanti
a quete ville una gelosa veste:
giardini oscuri, ove il colloquio delli
alberi varia a ritmo d'acqua e d'aria,
date una fronda anche alla solitaria
che si sofferma, pallida, ai cancelli.
Ella è colei che non trovò la pace
mai, nè pur quando l'ebbe faccia a faccia,
e il suo dolore amò, sol d'esso in traccia
correndo, e solo in quel disìo tenace.
Ella è colei che nacque per andare
andar, fin che le manchi il soffio e il passo,
e morte eterna uguagli il corpo al sasso
sotto l'eterna fissità stellare.
Adesso è stanca. Il sole, a piombo, è spada
arroventata, è ardor che in mille e mille
roghi conflagra. Dolce alle pupille
goccia d'acqua sarebbe, o di rugiada:
dolce, alla bocca, ritrovar nel calice
d'un àrum bianco un sorso per la sete:
e poi dormir, supina, in una rete
di frasche, sotto il murmure d'un salice.
Ma dormire non può.—Sonno s'è tolto
e tregua: poi che un attimo d'oblio
basterebbe a nasconderle del Dio
che va cercando il sospirato volto.
Nè ombra può goder: poi ch'essa vuole
ardere, sino a non formar che un puro
getto di fiamme, alto così nel puro
cielo, che in sè lo riassorba il sole.
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[L'OASI]
Chi ti condusse alle incantate soglie?...
Non sai. Lasciasti l'ombra nel cortile
diaccio, di pietra. Ora nel dolce aprile
un aroma di mammole t'accoglie.
Ma forse sogni. Oh, non destarti, o squallido
cuore infermo!... A capriccio, piove e spiove:
sotto le rade lacrime non move
pure una foglia, e il cielo è tutto pallido.
E le gemme sui bronchi sono bionde
d'infanzia; e i peschi e i mandorli ed i meli,
entro le aeree nuvole dei veli
caduchi, attendon l'ora delle fronde.
Chiare ombrelle di salici s'affacciano
ai cancelli ove a spire il biancospino
s'ingiglia. A tratti, nel languor divino,
qualche petalo muor su la tua traccia.
Tutto è sì lieve che par fatto d'ale
e d'aria: anche il tuo passo e la tua forma
terrena: e il senso par che in te s'addorma
sotto l'incanto che non è mortale.
Giardini ignoti sotto cieli ignoti
benedicenti!... Or tu rinasci, infante
gaia, con pura bocca ancor fragrante
di mistero, con puri occhi ancor vuoti
di visïoni: occhi di maraviglia
innocente, pel prato ch'è sì verde,
pel cielo ove la nuvola si perde
e il pesco che tremando s'invermiglia.
Niuno ancora sul labbro ti baciò.
Niuno ancora sul cuor ti camminò,
le vesti con le carni ti stracciò,
sotto suola di ferro ti pestò.
Sàlvati!... Spranga della tua memoria
tutte le porte!...—Sei bambina.—Hai viso
di fiore, carne che non duole, riso
senza doppiezza, cuore senza storia.
Scrive ora sulla tua pagina bianca
i primi segni di bellezza il petalo
aerëo, che in tacita e quieta
discesa, dal sognante albero, manca.
T'appare, per la prima volta, Iddio.
Ne hai, sommo, per la prima volta, il senso.
Te adori in Lui, Lui stringi in te. L'immenso
Volto si assorbe nel tuo volto pio.
In fiore in frasca in nube in acqua in pianta
l'anima inesauribile ritrova
la sua gioia d'origine. Oh, la piova
d'april ti lavi, o Rinverdita!...
E canta.
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