PROSPERO.
Ripeti: dove lasciasti quei marrani?
ARIELE.
Dove ti dissi, o mio signore. Erano tutti infiammati dal gran bere e sì pieni di coraggio che percuotevan l'aria se soffiasse sul loro volto e il suolo perchè baciava i loro piedi e sempre fantasticando intorno al lor disegno. Battuto allora ho il mio tamburo e come indomiti puledri hanno drizzato d'un subito le orecchia ed aguzzato gli sguardi e tese le narici quasi per respirar la musica ed il loro udito ho in tal maniera ammaliato che simili a vitelli si son messi a inseguirmi a traverso aspri roveti, a traverso taglienti erbe, a traverso spine che le lor gambe traballanti han lacerato. Gli ho lasciati al fine nel botro pien di fango oltre la vostra grotta e quivi affondavan fino al mento sì che il putrido lago per i piedi parea tenerli.