PROSPERO.

Orsù, via schiavo!

Exit CALIBANO.

Rientra ARIELE invisibile, suonando e cantando. FERDINANDO lo segue.

ARIELE

cantando.

Su queste sabbie gialle prendetevi per mano dopo la riverenza farete il baciamano. Poi con piede leggero —taccion l'onde ribelli— danzate, e dolci spiriti cantano i ritornelli. Ascoltate! ascoltate!

Si ode abbaiare dal di dentro.

abbaiano i cani di guardia!

Si ode di nuovo abbaiare.

Ascoltate! ascoltate: si udì lanciar Cantachiaro il prosuntuoso suo chicchirichì!

FERDINANDO.

Dove saranno questi canti? In cielo o sulla terra? Io più non gli odo e pure vigileran su qualche Dio di questa isola. Ch'io mi segga anche una volta e pianga anche una volta il naufragato mio padre. Sopra l'onde furiose mi colpì questa musica addolcendo l'impeto loro e insieme il mio dolore con sua dolcezza. Allora io l'ho seguita o meglio quella mi condusse qui. Ora è cessata. No, di nuovo ancora ricomincia.

ARIELE

cantando.

A ben cinque braccia nel mare
tuo padre si giace sepolto:
coralli son l'ossa,
son gli occhi due perle nel volto.
Ma niente di lui sarà vano
che per un incanto del mare
dovrà trasformarsi in qualcosa
di ricco e di strano.

O ninfe del mare intonate per lui, d'ora in ora il lamento.

Si ode suono di campane.

Din-don le campane—le sento Din-don le campane!

Di nuovo il suono di campane.

FERDINANDO.

Quel canto di mio padre annegato racconta. Non è cosa mortale e non è suono che alla terra appartenga. Or lo sento sopra me!

PROSPERO

a Miranda.

Le infrangiate cortine dei tuoi occhi solleva e dimmi quel che vedi.

MIRANDA.

È mai uno spirito? Come egli si guarda tutto intorno! Credete a me, signore, nobile forma egli ha, ma senza dubbio è uno spirito.

PROSPERO

No, bambina, ei dorme e mangia ad ha li stessi sensi tutti che abbiamo noi; li stessi. Quel galante che vedi là fuor del naufragio, quando non fosse dal dolor battuto—il duolo della bellezza è il cancro—tu potresti bel giovine chiamarlo. I suoi compagni ha perduto e qua e là tenta cercarli.

MIRANDA.

Posso chiamarlo un essere divino, che mai di naturale ho visto tanto nobile!

PROSPERO

da sè.

S'incamminano le cose come l'animo mio sperava. O Spirito, lieve Spirito! in meno di due giorni, per questo fatto, libero sarai.

FERDINANDO.

Certo, quella è la dea che questo canto accompagnava. I miei voti ascoltate: posso sapere se abitate questa isola? E mi potete dar consiglio del come debba quivi comportarmi? Ma la prima dimanda è questa ch'io v'indirizzo per ultima: O portento, siete fanciulla o no?

MIRANDA.

Non un portento, signore, ma fanciulla certo.

FERDINANDO.

Il mio stesso linguaggio! O cielo! E pur sarei primo fra quelli che un linguaggio tale parlano, se ancor fossi nel paese dove si parla.