IRIS.
O voi, Ninfe, chiamate Naiadi dei correnti rivi, di giunchi cinte, dagli sguardi innocenti lasciate i vostri ondosi canali e fra le buone erbe giungete tutte: ve l'ordina Giunone. Venite, o caste Ninfe, non bisogna tardare, un contratto d'amore dobbiamo celebrare.
Entrano alcune NINFE.
Mietitori riarsi dall'agosto opprimente lasciate i vostri solchi e quivi lietamente a far festa venite, mettendovi i cappelli di grossa paglia d'orzo e in giocondi drappelli unitevi alle ninfe qui presenti e una danza intrecciate secondo la villereccia usanza.
Entrano alcuni MIETITORI e si uniscono con le NINFE danzando una danza piena di grazia. Prima che questa finisca, PROSPERO si alza in piedi di un tratto e parla loro. Dopo le sue parole essi vaniscono in cielo con uno strano, basso e confuso rumore.
PROSPERO
da sè.
Avevo obliato l'ignobile congiura del bruto Calibano e dei compagni suoi contro la mia vita. È quasi giunto il tempo stabilito al loro inganno.
Rivolgendosi agli spiriti.
Bene, o spiriti, andate ora, non più.
FERDINANDO
a Miranda.
È strano il padre vostro, è in preda a qualche emozion che lo commuove.
MIRANDA.
Mai fino ad oggi l'ho visto da una tale collera preso.