V.
—….. Per tutte queste buonissime ragioni, io non posso sposare il signor Roberto Montefranco—conchiuse Lulù a sua madre.
—Sono delle ragioni assurde, fanciulla mia—rispose la madre, scuotendo il capo.
—Insomma, vuoi che io te la dica chiara e netta? Roberto non mi piace e non lo sposo!
—Almeno qui c'è franchezza; ma è sempre un capriccio, Lulù, un grande capriccio. Roberto ti ama.
—Si consolerà.
—È corsa una parola.
—Si riprende. Non siamo più ai tempi dei matrimoni per forza.
—Che dirà il mondo?
—Madre, definiscimi il mondo.
—La gente?
—Chi è la gente? non la conosco; non ho obbligo di essere infelice per la signora gente.
—Sei una fanciulla terribile! Ma io come l'accomodo con Roberto? che gli debbo dire?
—Quello che vuoi. Sei mamma per questo.
—Già, per riparare i tuoi guasti. Ne verrà uno scandalo.
—Non credo; gli si dice con garbo, con buona maniera. Anzi ti permetto di parlar male di me, di darmi della capricciosa, della leggiera, della fanciullona; aggiungere che sarei stata una pessima moglie, che sono poco seria, che non ho dignità, che mia sorella è…
—Tua sorella? Perdi la testa, Lulù?
—Bah! potrebbe darsi benissimo. Per adesso Roberto e Sofia sono indifferenti, poi si conosceranno meglio, si potranno apprezzare… ed allora… chi sa, chi sa! Tu avresti lode di buona madre per aver maritata prima la maggiore…
—Infatti…
—A me non mancheranno mariti, ho appena diciotto anni. Poi voglio divertirmi, voglio ballare ancora, voglio godermi questa mia gioconda gioventù con la buona mammina, mammuccia…
—Sei un diavoletto—rispose la mamma commossa, abbracciando la figliuola.
—Sicchè restiamo intesi? A Roberto si annunzia pulitamente la brutta notizia, però gli si aggiunge che si resta amici, che lo vogliamo veder sempre. Se quei due si debbono amare, si ameranno: è scritto.
—Ma credi, cattiva Lulù, che le cose si metteranno bene? Sai che mi piacciono poco gli imbrogli.
—O impersuadibile madre! O madre peggiore di San Tommaso! Ma sì, ma sì, te lo assicuro io, con la mia provata esperienza, che non accadranno scandali. Roberto è un gentiluomo, infine, e non pretenderà che, senza amarlo, io lo sposi.
—Quello che mi sembra impossibile è l'affare di Sofia…
—Nulla di più possibile che l'impossibile—rispose con gravita Lulù.
—Cara, con questi assiomi! Suvvia; lasciamo fare al tempo; forse regolerà egli le nostre faccende. Ciò non toglie che tu sia una pazzerella.
—Ed una capricciosetta…
—Una testa senza giudizio…
—Ed un cervellino bisbetico. Sono tutto quello che vuoi; fammi la predica, me la merito. Andiamo: non hai nulla più da dire? Io attendo.
—Dammi un bacio e va a letto. Buona sera, bambina.
—Grazie mammina. Buona sera.
—Meglio così—diceva fra sè la buona madre.—Meglio così. Lulù è ancora troppo giovane. Si vedono ogni giorno le tristi conseguenze dei matrimoni senza gusto. Dio ci liberi! Meglio così.
—Auff!—diceva prendendo fiato Lulù.—Che diplomazia ho dovuto spiegare, che arte per vincere la mamma! Sarei un ambasciatore perfetto io! Che trionfo, che trionfo! Altro che il trionfo d'amore! Questo è il trionfo di Lulù!
Si fermò davanti alla porta della sorella ed origliò. Si udiva ogni tanto un sospiro represso: la povera Sofia aveva perduta la quiete.
—Dormi, Sofia, dormi—mormorò a bassa voce Lulù baciando la serratura, quasi volesse baciare la fronte della sorella—quietati e riposa. Ho lavorato per te questa sera.
E la generosa fanciulla si addormentò, contenta e felice per la felicità delle persone che amava.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il tempo, il buon vecchio tempo, l'eterno e giudizioso galantuomo, ha fatto il suo còmpito. Lulù chiede a sè stessa, se una signorina che accompagna sua sorella sposa, deve portare un abito azzurro di seta, o semplicemente un foulard paglierino con piccoli merletti. Vuol sapere da Roberto se vi saranno molti dolci da rosicchiare, e da Sofia se le donerà quel bel fazzoletto ricamato che sembra un soffio, una nuvoletta. Quei due che hanno conosciuto di quanto sia capace il cuore della fanciulla, sorridono della sua gaia spensieratezza, e l'amano, e la considerano come la loro Provvidenza.
—Perchè io l'ho sostenuto sempre—dice Roberto Montefranco ad un amico, parlandogli del suo matrimonio—gli sposi debbono essere di carattere opposto. Gli estremi si toccano. Così s'intenderanno, si fonderanno, formeranno un tutto completo—mentre quelli di inclinazioni eguali somigliano due parallele: camminano insieme ma non s'incontrano mai. E poi, quando ci è l'amore…..! L'ho sempre detto!