IV.

Quando i due eroi risalirono in carrozza, dopo aver accompagnato il papà alla stazione, quando si trovarono soli, dettero in un grande sospiro di sollievo. La era finita finalmente; la vita loro avrebbe ripreso il suo corso regolare. Non si parlavano; Emma guardava le goccioline della pioggia che battevano sui vetri del coupé; Guido non dava segno di vita; erano ridiventati estranei.

Ad un punto, Guido, movendosi, urtò il braccio della moglie:

—Scusate—fece lui.

—È nulla.

Estranei, è vero. Pure ambidue in quel silenzio riandavano sui fatti della giornata; ne ricordavano le più minute impressioni, le sentivano di nuovo.

—Si volta per casa vostra?—domandò Guido, ad un certo punto della strada.

—No, vengo da voi: debbo riordinare le mie cose, perchè la mia cameriera non saprà mai farlo. Andrò via più tardi.

—Benissimo.

A casa, essa entrò direttamente nella camera da letto; Guido si gettò sopra una poltrona del salotto e finse di leggere un giornale. In verità la sentiva andare e venire a passi lenti, la vide anche passare due o tre volte:

—Vi stancate?—le chiese.—Potrei aiutarvi.

—No, grazie; a momenti finisco.

Infatti, poco dopo venne anche essa a sedersi con un'aria molto stanca; quella giornata l'aveva esaurita. Si guardava dattorno come per ritrovare qualche cosa dimenticata.

—Piove meno, mi pare?—disse a Guido che aveva lasciato andare il giornale.

—Piove sempre.

—La carrozza non è ancora pronta?

—Non so, vado a vedere.

La carrozza sarebbe pronta fra dieci minuti.

—Desiderate che vi accompagni?

—Non importa, grazie.

Parvero un secolo od un istante quei dieci minuti? L'uno e l'altro forse.

Quando entrò il servo a dire che tutto era all'ordine, Emma si alzò con un fare deliberato e andò a mettersi il cappello davanti allo specchio; ci volle un po' di tempo ad annodarne i nastri perchè le dita avevano un lieve tremito. Poi, lentamente, infilò i guanti, li appuntò, aggiustò alcune pieghe dell'abito; e si avanzò verso Guido per salutarlo. Egli si era levato, pallidissimo.

—Addio—disse ella.

Guido non rispose; essa voltò le spalle e traversò il salotto, diritta, fiera, senza barcollare, con un passo fermo ed uguale; pure sentiva benissimo che il marito la seguiva. Presso la porta, alzò la mano per sollevare la portiera ed incontrò quella più pronta del marito.

—Tu dimentichi di perdonarmi, Emma—disse egli con voce in cui combattevano il dolore e la passione.

Essa si rivolse d'un tratto e gli gittò le braccia al collo, soffocata da quell'amore che rinasceva fra loro gigante.

—Non te ne vai più, mai più, cara?

—No, no; manda a prendere il ritratto della mamma, Guido.