CAPITOLO XII.


STAMPERIA GOVERNATIVA DI BOULAC—STABILIMENTO PARVIS RAFFINERIA ZUCCHERI DI EL-HAVVANDIEH


Stamperia governativa di Boulac.

La Stamperia di Boulac, villaggio sulla riva destra del Nilo e distante un chilometro dal Cairo, è destinata a provvedere ai bisogni di tutte le Amministrazioni dello Stato ed è stata fondata sotto il Vice-Reame di Mohamed-Alì-Bascià. A quell'epoca, come pure sotto Said Bascià, la principale produzione dello Stabilimento consisteva in libri arabi.

Said Bascià dispose della Stamperia col darla in regalo ad Abd-El-Rahman Bascià Ronchdy, il quale si associò Hussein Bascià Husny.

Il signor A. Mourès stampatore in Alessandria venne da essi chiamato per dare un maggiore sviluppo a quest'industria così poco progredita a quell'epoca in Egitto. Mercè le sue profonde conoscenze tecniche, diede una grande spinta alla Stamperia di Boulac, che rese bentosto al Governo utili servizi.

S. A. Ismail Bascià prevedendo i vantaggi di una stamperia del tutto governativa l'acquistò dai suoi proprietari e la pose sotto la direzione di Hussein Bascià Husny continuandone la direzione tecnica sotto il Mourès.

Nel 1885 il governo volendo ancora aumentare l'importanza dello Stabilimento fece eseguire un progetto di riorganizzazione dallo specialista Edmondo Bauget Bey fatto espressamente venire da Parigi, che trovasi tuttora direttore tecnico della Stamperia nazionale.

I servizi della Stamperia sono i seguenti:

Incisione dei ponzoni e delle matrici.

Fondita dei caratteri.

Stereotipia.

Composizione europea ed araba.

Stampe topografiche.

Incisione su pietre litografiche. Ripulitura, legatura, squadratura, trapanatura.

Fotografia, fototipia e foto-incisione.

Quest'ultimo apparecchio è di recente creazione.

Il personale si compone:

Di quattro capi-servizio europei; quattro capi-servizio indigeni; cinquantasei operai europei; duecentocinquanta operai indigeni.

Fra i 56 operai europei 38 sono italiani.

Dello Stabilimento Parvis.

Il Cavaliere Giuseppe Parvis è uno dei nostri simpatici connazionali stabilito da 36 anni al Cairo, che onora il proprio paese, l'arte e l'industria speciale, cui sacrandosi, ne fu il creatore.

Il Parvis venne in Egitto non ancora trentenne, dopo avere lavorato per vari anni a Parigi come scultore ed intagliatore in uno dei migliori laboratori di oggetti artistici. Ma prima di recarsi a Parigi egli aveva già fatto il suo tirocinio a Torino, dove ebbe fra gli altri a compagno d'arte ed amico carissimo il Monteverde.

Giunto in Egitto, paese a lui sconosciuto, e senza alcuna risorsa di fortuna, il Parvis, senza punto scoraggiarsi, spiegò subito la sua attività in lavori svariati, in decorazioni di case e di palazzi e per Ismaïl Bascià Principe sfarzoso ed intelligente eseguì una quantità di lavori nelle ville e nei palagi costruiti in quell'epoca, come ad esempio in quelli di Ghesireh, di Abdin, del Teatro dell'Opera e pel giardino dell'Esbekieh. Non era ancora l'arte araba studiosamente applicata ai mobili, erano lavori diversi e disparati che procacciavano danari (filusse) al nostro artista.

Egli intanto s'innamorava delle bellezze dei monumenti arabi antichi e su di essi iniziò una serie di studi, raccogliendo nei suoi taccuini una quantità di note, di dettagli e di disegni che gli furono in seguito di grande giovamento.

A quell'epoca in Egitto non si conoscevano altri mobili che quelli importati dall'Europa.

La storia dell'arte araba dà pochi esemplari di mobilia; in tutte le epoche gli Arabi si sono sbizzarriti in decorazioni architettoniche, hanno coperti i loro interni con soffitti scolpiti e rabescati e con pareti a mosaici; i loro armadi erano mascherati da archi ed archetti che impiegavano pure per tutti i vani delle pareti.

I molli cuscini ed i numerosi tappeti completavano l'arredamento. Pochi erano gli oggetti veramente originali che si usavano pel servizio interno, eccezione fatta dei Kerti (tavolini bassi) e dei vassoi in ottone coi loro piedi pieghevoli, i cofani, le anfore, i vasi, oggetti questi che s'impiegano ancora oggigiorno.

La raccolta di studi del Parvis andò man mano aumentando, ed egli ebbe occasione favorevole di applicare le sue cognizioni pel mandato avuto dal defunto Khédive Ismaïl Bascià di provvedere tutti i mobili per l'arredo di case egiziane che dovevano poi figurare alla grande esposizione di Parigi nel 1867.

Ma per facilitare gli studi all'artista, Ismaïl Bascià gli diede un lascia-passare, mediante il quale potè penetrare nelle più belle moschee e copiarvi quanto vi era di buono.

L'Egitto in quella Esposizione internazionale fece una splendida figura ed al Parvis, pei suoi mobili, venne conferita la Medaglia d'oro.

Da questo punto cominciarono i suoi successi; da questo punto la sua nuova creazione di applicare nel modo più artistico ed elegante le decorazioni di stile arabo ai mobili ed agli oggetti della civiltà occidentale passò nelle mani dell'industria, in guisa che parlando ora di un mobile di stile arabo si dice correntemente un mobile del Parvis come si dice una lama di Damasco od un mosaico di Firenze.

Ora l'industria iniziata dal Parvis ha fatto grandi progressi e si è sviluppata al punto da doverne tenere calcolo nelle risorse del paese.

Numerosi allievi sono usciti dai laboratori del Capo-Scuola ed hanno aperti negozi; e quantunque imitatori non troppo felici sia per mancanza di idee inventive sia per deficienza di disegno e di correttezza di dettaglio e d'insieme, tuttavia hanno trovato campo di sviluppare un lucroso commercio.

Non una casa in Egitto che non possegga questo genere di mobili, non un touriste che lasci il Cairo senza fame acquisti; ma è debito dichiarare che il Parvis in quell'arte ha imitatori, non rivali.

Egli nei suoi mobili ha utilizzato le Musciarabieh specie di grata formata da piccoli fusi in legno uniti fra loro che gli arabi adoperano per le finestre delle loro abitazioni per occultarne l'interno; ha utilizzato quei motivi geometrici composti con piccoli fondi di legno incassati e rilegati da cornici con infinita varietà di disegni. Questi manufatti servivano come battenti di porte, decorazioni nelle moschee e costituiscono una delle curiosità più spiccate dell'arte da ebanista araba.

Oltre di questo il Parvis ha profuso nei suoi mobili i mosaici fatti con madreperla, avorio, ebano, legno di Campeggio e di altre qualità distinte; si è servito di nicchie a stalattite per comporre diversi generi di mobilio che ha resi eleganti copiando motivi di colonne antiche che sostengono archi ed archetti a mille forme. I rabeschi e gli ornamenti intagliati completano la decorazione, onde ne risulta un insieme elegante ed originale. Nei bronzi cesellati, nei vasi da cento forme il Parvis ha saputo riprodurre i migliori esemplari dell'arte antica e comporne dei nuovi; così pure ha imitati cofani niellati in argento ed in oro studiandone forme nuove collo stile delle diverse epoche.

In una parola credo epilogare tutto il lavoro intelligente del Parvis in quell'arte, cui si consacra da molti anni con amore, ripetendo che egli fu il creatore ed il perfezionatore di una industria applicata all'arte araba, la quale, vivendo ora di vita rigogliosa, procaccia il sostentamento ad un numero considerevole di artefici.

Raffineria dello zucchero nello Stabilimento di El-Hawandieh in Egitto.

Nel 1881 si costituì una società anonima per azioni col capitale di otto milioni per la raffinatura dello zucchero sotto il nome di Raffineria di Egitto.

I lavori d'impianto vennero sospesi nel 1882 per causa della rivoluzione di Arabi-Bascià; ma poco dopo vennero ripresi ed ultimati nel 1883.

È d'uopo tuttavia confessare che sino a tutto il 1885 questo grande stabilimento ebbe una vita assai stentata e le azioni si ridussero alla metà del loro valore.

Al cominciare del 1886 il commendatore Felice Suarès prese le redini della Società, quale Presidente del Consiglio di Amministrazione, e mutando il personale tanto della direzione tecnica, quanto di quella amministrativa si rialzarono ben presto le sorti della Società, che andò via via prosperando, al punto che nel 1893 il prezzo delle azioni oltrepassò la pari e fu possibile la trasformazione dello Stabilimento, aggiungendo all'industria della raffineria quella della fabbricazione dello zucchero estratto dalle canne. Per questo portando il capitale sociale da otto a quindici milioni si costruì una nuova e grandiosa fabbrica a fianco di quella già esistente, che venne essa stessa ampliata e perfezionata mediante l'introduzione dei sistemi più moderni. Lo Stabilimento dispone ora di una forza motrice di circa duemila cavalli a vapore; è tutto quanto rischiarato a luce elettrica, la quale serve pure di motore pel funzionamento delle pompe sul Nilo che somministrano all'usina l'acqua, la quale durante suo percorso viene filtrata.

Presentemente il personale della raffineria, è costituito dai seguenti impiegati di nazionalità diverse.

Il direttore tecnico superiore è francese.

Il personale della parte industriale si compone di tedeschi, francesi ed italiani.

Il personale meccanico per la maggior parte è italiano.

La Direzione amministrativa superiore è italiana.

Il personale dell'amministrazione è quasi totalmente italiano.

Oltre all'elemento europeo, che oltrepassa il centinaio, si impiegano nel lavoro normale di tutto l'anno circa 800 operai indigeni, e durante i sei mesi occupati in campagna pel lavoro delle canne da zucchero si raggiunge la cifra di 1500 operai al giorno.

I prodotti raffinati di questo stabilimento andarono man mano sostituendosi ai prodotti affini importati da Marsiglia e da Trieste, per modo che l'importazione al giorno d'oggi è ormai eliminata, ed anzi i prodotti della campagna sono ora copiosamente esportati per la via del Mar Rosso ed anche diretti a qualche porto del Mediterraneo.

Tutto il personale europeo ed il personale superiore indigeno sono alloggiati a spese della Società in abitazioni all'uso europeo. Case con giardini per il personale superiore e per gli altri Capi-Servizio; piccoli alloggi per gli operai con famiglia; stanze separate per gli impiegati ed operai non ammogliati.

Due gruppi di abitazioni esistono per gli operai indigeni, uno dei quali, l'antico, è costruito secondo le usanze locali, senza ordine, con canne spalmate di terra grassa; l'altro invece, il nuovo, è ordinato in file regolari, costruito con mattoni crudi imbiancati, a similitudine delle case operaie europee.

Oltre ai vasti magazzini pel deposito degli zuccheri greggi e raffinati ve ne sono altri spaziosi pel deposito degli articoli necessari alla fabbricazione, pezzi di ricambio per le macchine e di tutti quanti i generi che possano occorrere ad un grande stabilimento lontano da ogni centro industriale.

I laboratori principali sono in numero di sei:

Chimico—Meccanico—Di fonderia—Falegnami—Pittura—Fabbricazione di casse.

Vi esiste pure una farmacia con servizio speciale di farmacista, ed il servizio medico è disimpegnato, secondo le stagioni, e secondo le occorrenze o direttamente alla fabbrica stessa, o dal Cairo, servendosi del telefono.

Lo stabilimento è collegato con un tronco ferroviario a scartamento normale della lunghezza di circa 600 metri alla rete ferroviaria dello Stato; è anche collegato mediante una linea a scartamento ridotto al punto d'imbarco sulla riva sinistra del Nilo, da dove passando alla opposta sponda si raggiunge la linea ferroviaria di Hélouan, che ha frequentissimo traffico col Cairo.

La Compagnia possiede varie barche pel trasporto degli zuccheri e due rimorchiatori pel servizio delle canne, che giungono allo stabilimento per la via d'acqua, non che un battello a vapore per il personale superiore e per le occorrenze di servizio. La Raffineria di El-Hawandieh è ad una mezza ora circa di ferrovia dal Cairo.

UNA DELLE SALE ARTISTICHE DELLO STABILIMENTO PARVIS